lunedì, 08 giugno 2009
author: asteriscotorno @ 19:37
category: scienza, attualità
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“Sole troppo pallido: rischiamo il gelo” (La repubblica)
“Allarme Mar Artico: tra dieci anni si scioglierà” (Corriere della Sera)
Titoli di giornali a confronto e già si vedono le indecisioni, i dati divergenti, i sostenitori del Global CoolingGlobal Warming (Surriscaldamento globale).
Ma rilassatevi subito. Se con quest’articolo credete voglia sparare sopra le due teorie, schierarmi o contestare, vi sbagliate.
Con quest’articolo voglio solo portare all’attenzione un appello contro la bugia del cambiamento climatico indotto dall’uomo.
Questo documento, firmato da 650 scienziati, tra i quali fisici, chimici, geologi e docenti delle Università scientifiche da tutto il mondo, attesta chiaramente come entrambe le parti abbiano un po’ esagerato le previsioni e dimenticato che “La Natura, non l’Uomo, governa il clima”.
I dati utilizzati per arrivare a queste conclusioni sono gli stessi utilizzati dall’IPCC (Cartello Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, ossia un foro scientifico organizzato allo scopo di studiare il riscaldamento globale, ma rielaborati da un organismo non-governativo (N-IPCC dove N sta, infatti, per non-governativo), che afferma quanto il surriscaldamento e il raffreddamento globale sia per lo più una strumentalizzazione politica che un vero e proprio pericolo catastrofico.
Il rapporto è stato poi inviato al Senato americano, per far ascoltare la loro voce e sfatare il mito per il quale l’uomo centri qualcosa con i mutamenti climatici.
In esso sono raggruppati vari indizi ai quali nessuno ha mai dato spiegazione e che insieme, per questi scienziati, formano una prova schiacciante:
1. Il pianeta è già stato più caldo di adesso: senza andare troppo in tempi geologicamente lontani, lo è stato per molti secoli nel cosiddetto “periodo caldo olocenico (=del periodo più recente del neozoico, da 1,8 milioni di anni fa fino ad oggi)” di 6000 anni fa, e per un paio di secoli nel “periodo caldo medievale” di 1000 anni fa.
2. L’attuale riscaldamento è cominciato nel 1700, quando l’industrializzazione, tacciata di essere la causa del surriscaldamento, era praticamente assente e la popolazione mondiale era solo di mezzo miliardo, e ha continuato fino al 1940 quando l’industrializzazione era ancora assente e la popolazione era 1/3 di quella odierna.
3. La temperatura tra il 1940 e il 1975 è diminuita tanto da creare la stessa isteria paragonabile a quella odierna per il caldo, pur essendo però quelli gli anni del boom industriale, demografico e di emissioni di gas-serra.
4. E dal 1998 che la temperatura del pianeta ha smesso di crescere e il 2008 sarà probabilmente dichiarato il più freddo degli ultimi 10 anni; ma dal 1998 le emissioni di gas-serra sono ininterrottamente aumentate.
5. Tutti i modelli matematici che attribuiscono ai gas-serra prodotti dall’uomo il ruolo di “governatori del clima” prevedono che nella troposfera (la fascia dell'atmosfera a diretto contatto con la superficie terrestre) a 10 km al di sopra dell’equatore si dovrebbe osservare un riscaldamento triplo rispetto a quello che si osserva sulla superficie terrestre, però le misurazioni rivelano bensì un rinfrescamento.
Gli scienziati sottoscriventi si dichiarano i primi “pentiti dell’allarmismo ambientale” poiché molti di loro sono passati, nell’arco di pochi anni, da posizioni filo ambientaliste a un’aperta linea di critica nei riguardi di qualsiasi catastrofismo ecologico.
Esempi come Jarl R. Ahlbeck, ingegnere chimico all’università Abo Akademi in Finlandia, prima sostenitore assiduo di Greenpeace, afferma che non vi sono, ad ora, dati reali che confermano un futuro riscaldamento catastrofico, o Ivan Giaevar, permio Nobel per la fisica, , ha dichiarato il suo scetticismo e l’idea che il riscaldamento globale sia diventata una nuova “religione” al pari di Scientology, . Il giapponese Itoh Kiminori, ex collaboratore dell’IPCC e dottore in fisica e chimica dell’ambiente, a oggi indica i timori sul riscaldamento “il peggior scandalo scientifico della storia” che spingerà la gente a sentirsi ingannata dalla scienza e dagli scienziati.
Poi Victor Manuel Velasco, ricercatore all’Istituto di geofisica dell’università nazionale del Messico, William M. Briggs, statistico del clima specializzato in previsioni meteo e membro della Società metereologica americana, Will Happer, docente al Dipartimento di fisica dell’università di Princeton, ex direttore della
Molte persone colte e di tutto rispetto che vedono questa polemica come un business e sperano vivamente che tutto sia ridimensionato a vero vantaggio dell’umanità stessa.
Ora, dopo tutto questo, voglio sottolineare come tutti questi scienziati concordino, però, basilarmente su un punto:
le piccole cose che ci sono state insegnate date al rispetto dell’ambiente, e quindi di ogni altro essere vivente sul nostro pianeta, non sono futili consigli o da dimenticare con questa giustificazione, ma buoni comportamenti che vanno seguiti in ogni caso.
Non per il terrore di catastrofiche epoche glaciali o tropicali, ma per la consapevolezza che, comunque, sono le regole di buona convivenza per una vita assai più decorosa per tutti, scienziati e gente comune.
Perché ogni rifiuto, ogni gas, ogni gesto contro queste semplici regole, non è una pugnalata al cuore della terra, è vero, ma una pugnalata alla salute di ogni essere vivente di questo pianeta.

(Raffreddamento globale) contro quelli del Ricerca energetica al Dipartimento dell’energia degli Usa e membro dell’Accademia nazionale delle scienze, David Gee, docente, all’università di Uppsala e segretario della commissione scientifica del Congresso geologico internazionale, e così via…

Giulia Prada
domenica, 24 maggio 2009
author: asteriscotorno @ 23:43
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domenica, 17 maggio 2009
author: asteriscotorno @ 15:12
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Come avrete notato, nel 2007 sono cominciati i lavori per costruire una nuova ala dell’istituto. La struttura sarà pronta entro marzo 2009, quindi vi si potrà accedere a partire dall’inizio del nuovo anno scolastico. Inoltre, prossimamente il preside si mobiliterà per l’arredamento della scuola.
Per potervi accedere più comodamente verrà sistemata la strada sterrata a fianco della scuola, che diventerà una pista ciclabile.
La nuova ala sarà destinata fondamentalmente agli alunni della succursale, ma ancora non c’è nulla di certo perché il preside e i suoi collaboratori devono ancora definire quali saranno le nuove classi e i nuovi indirizzi con le modifiche apportate dai recenti decreti.
La scuola sarà dotata di 16 aule (e l’attuale bisogno di aule è di 10, che sono le classi che ora svolgono le lezioni in succursale), 1 palestra e altri spazi ancora da definire (probabilmente un’aula video, una sala lettura o una biblioteca).
In futuro il plesso verrà ampliato ancora di più per portare qui anche le elementari e le medie di Castano Primo, ma ancora nulla di certo. I lavori per elementari e medie, infatti, vengono organizzati dal Comune, quelli delle superiori dalla provincia.
Dato che non ci sono ancora molte notizie certe, vi aggiorneremo ancora in futuro sul progresso dei lavori.

Emanuela Cafaro
domenica, 17 maggio 2009
author: asteriscotorno @ 15:08
category: donne
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Rita levi Montalcini…una vita per le ricerche.
Fu la seconda donna italiana, dopo la scrittrice Grazia Deledda, e la prima scienziata italiana a ricevere il premio Nobel nel 1986. Premio ricevuto grazie alla scoperta dell’NFG, in altre parole il fattore di crescita nervoso, il cui studio occupò tutta la sua vita.
R. L. Montalcini nacque a Torino il 22 Aprile 1909, insieme alla gemella Paola, da Adamo Levi, ingegnere elettrotecnico e matematico, e da Adele Montalcini, una pittrice di talento. In questa città conseguì la laurea e iniziò i suoi studi sul sistema nervoso. Le sue ricerche furono interrotte durante la seconda guerra mondiale, quando le leggi razziali la costrinsero ad abbandonare l’università ed a trasferirsi a Firenze dove lavorò come medico per gli alleati. Finita la guerra si trasferì nel Missouri al Dipartimento di Zoologia della Washington University dove proseguì le ricerche e fece la sua scoperta più famosa: l'identificazione del fattore di crescita nervoso (l'NGF), che le fece ottenere il Nobel. Nella motivazione del Premio si legge: «La scoperta del NGF all'inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neuro biologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo». Da quel momento in poi le sue indagini si concentrarono sullo spettro d’azione del NGF, utilizzando tecniche sempre più complicate.
È da sempre molto attiva in campagne d’interesse sociale, per esempio contro le mine anti-uomo o per la responsabilità degli scienziati nei confronti della società. Nel 1992 ha istituito, assieme alla sorella gemella Paola, la Fondazione Levi Montalcini, rivolta al conferimento di borse di studio a giovani studentesse africane a livello universitario. Rilevante il suo impegno sulla prevenzione e sulle conseguenze ambientali e sociali delle guerre e dei conflitti legati allo sfruttamento delle risorse naturali, con particolare riferimento alla protezione e all'accesso alle risorse idriche.

Marie Curie…la prima scienziata da Nobel.Prima del suo corso alla Sorbona quando, nel 1893, prese la laurea in fisica. Prima donna ad essere ricevuta, nel 1903, alla Royal Institution di Londra. Prima donna ad ottenere il premio nobel. Prima donna professore alla sorbona. Primo scienziato ad avere vinto il premio nobel per la seconda volta, nel 1911.
Marie Slodowska Curie, nata a Varsavia il 7 Novembre 1867, divenne la scienziata più celebre di tutti i tempi. Da bambina era pensierosa, dal carattere fiero. Non brutta ma trasandata, vecchi vestiti, nessuna cura per i capelli: insomma diversa da tutte le altre ragazzine. Anziché uscire a passeggio preferiva starsene in casa, tra provette e alambicchi. Suo padre era un chimico e professore di liceo e Marie crebbe tra gli odori del laboratorio, seguendo gli esperimenti del padre, con un sogno nel cassetto: frequentare la facoltà di chimica all’università. Nella Polonia occupata dai russi ,però, non c’era possibilità di studio per le donne, e Marie dovette trasferirsi a Parigi. All’università conobbe il professor Pierre Curie (il futuro marito), che la invitò a proseguire gli studi sulla radioattività dell’uranio. Marie s’impegnò con entusiasmo individuando un nuovo elemento radioattivo che, per ricordare la sua madre patria, chiamò polonio. Per le loro scoperte i coniugi Curie ricevettero il premio nobel nel 1903. Tre anni dopo, Pierre morì in un incidente stradale e Marie proseguì le sue ricerche da sola: nel 1911 le fu assegnato un altro premio nobel, per la chimica. Morì contaminata dalle radiazioni, in un sanatorio dell’Alta Savoia, nel 1934.

Sara Stacchetti
venerdì, 27 marzo 2009
author: asteriscotorno @ 14:23
category: curiosità
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Ogni persona associa i colori che indossa ad emozioni, sentimenti e stati d'animo. La scelta degli abiti da indossare durante la giornata sappiamo essere fortemente influenzata dai colori.
Ecco una scala con cui potrete confrontarvi:
Il GIALLO caratterizza persone estroverse e comunicative, è spesso portato da intellettuali e studiosi. Indossare il giallo "porta luce", è il colore associato al sole e suscita ottimismo a chi lo indossa.
L'ARANCIONE esprime altruismo, gioia di vivere e buonumore; difficilmente in una giornata triste vi verrà voglia di indossarlo. Le persone che portano questo colore amano sorridere e far sorridere gli altri.
Il ROSSO indica un carattere forte, aggressivo e passionale. Si associa a persone che non temono di farsi notare, viene indossato da chi ama l'azione e comunica il possesso di una forte sensualità.
Se vi piace indossare l'AZZURRO volete dare di voi un'immagine giovane e brillante, piena di vivacità.
Indossare il BLU riflette il desiderio di quiete e tranquillità; chi lo veste tiene in considerazione valori come la lealtà e l'onestà. A volte può suscitare tensione e nervosismo.
Le persone attaccate alle tradizioni e che non amano farsi notare in mezzo alla folla, tendono ad indossare il VERDE. In genere chi apprezza questo colore ama la natura, la freschezza e la riflessione.
Chi ama indossare il MARRONE mostra un forte attaccamento alla famiglia, al lavoro e agli amici.
Il BIANCO è associato alla purezza e alla pulizia; riflette tutti i colori e chi lo indossa lo fa per mantenersi fresco sotto i caldi raggi del sole.
Il NERO nega ed assorbe tutti i colori, è il colore ideale per nascondersi o mimetizzarsi.
TU CHE COLORE SEI???

Federica
sabato, 14 marzo 2009
author: asteriscotorno @ 19:41
category: musica, spettacolo, intervista
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Come nasce un compositore per film? Quali sono state le tappe fondamentali che le hanno permesso di venire selezionato da registi famosi per i propri  lavori?


 

Penso che non si nasca propriamente compositori di musica da film. Né penso vi siano scuole che lo possano insegnare. Prima di tutto bisogna avere l'attitudine a comporre, cioè a scrivere e per farlo bisogna conoscere la musica come linguaggio, poiché altrimenti sarebbe come voler scrivere un romanzo senza conoscere l'italiano. Per questo andiamo a scuola, per apprendere gli elementi di base per comunicare e per poterci esprimere sapendo di essere compresi. C'è chi lo farà meglio e chi lo farà peggio, chi con sentimento e chi freddamente e soprattutto c'è chi diventerà un appassionato lettore e chi sarà colto invece da un'irrefrenabile pulsione a raccontare o a raccontarsi.

Questo è il primo elemento necessario: l'irrefrenabile pulsione a scrivere, a raccontare con un linguaggio particolare che è quello dei suoni, la cui semantica estende il proprio campo anche all'inconscio.

Il secondo elemento è sicuramente avere una sensibilità musicale naturalmente “visiva”, evocativa. In fondo il meccanismo alla base del cinema è proprio la proiezione onirica, con tutte le sue implicazioni psicologiche. Alcuni compositori ricercano la perfezione estetica nel formalismo del linguaggio musicale, altri la ricercano nella perfezione dell'indagine “introspettiva”, simbolica e analogica, sicuramente più compatibile ed anzi necessaria alla sintesi audiovisiva.

Il momento di partenza è la voglia di scrivere, abbiamo detto, e per scrivere intendo anche registrare, produrre le proprie idee. Insomma: sperimentare, confrontarsi con dei progetti piccoli come un cortometraggio con gli amici, o con la rappresentazione teatrale della scuola. La particolarità di questo tipo di musica è di essere musica applicata, non assoluta. E' il punto di partenza ad essere diverso. Bisogna dominare la musica anziché subirla, plasmarla e usarla per gli scopi emotivi e narrativi che ci si prefigge, indurre l'ispirazione a partire da una base visiva ed emotiva, concreta o mentale. La musica in generale non piove dal cielo, in questo caso ancora di meno!

Se la sperimentazione consente di affinare il linguaggio e di formarsi uno stile, la tappa successiva è assolutamente fuori dal nostro controllo: essere apprezzati.

La mia musica è sempre stata piuttosto “evocativa” e per questo è stata apprezzata proprio da alcuni registi facendo ascoltare loro un semplice cd (la mia famiglia è sempre stata estranea all'ambiente della musica, del cinema o della pubblicità).

E ho sempre cercato di dare tutto me stesso a prescindere dalla grandezza del progetto perchè ogni richiesta è ugualmente importante e se la si accetta bisogna prima di tutto non tradire se stessi e offrire quanto di meglio abbiamo da dare. Così sono arrivati impegni per documentari e corti via via sempre più importanti per arrivare poi al cinema con Luca Lucini, prima con un corto, poi col finale del film “L'uomo perfetto” e poi con la  colonna di “Solo un padre”. Insomma, come in ogni cosa, la professionalità si costruisce negli anni, con pazienza, fatica e parecchie notti insonni.

In molti hanno avuto occasione di ascoltare la sua musica grazie alle numerose composizioni per spot televisivi (Philadelphia, Kinder, Zerinol, Farmindustria, Amplifon, ...), senza però essere a conoscenza di lei come autore. Il percorso musicale che ha intrapreso non è di certo “all’insegna della popolarità”. Premettendo i teoremi "musica che vende non è sempre (in realtà di rado) buona musica" e "buona musica è spesso quella lontana dalle  orecchie del grande pubblico ", come vive la non popolarità e la difficoltà di riscuotere i dovuti meriti da parte del pubblico?

 

Andare al cinema in mezzo alle persone che non conosci ma che hanno pagato per assistere allo spettacolo che hai contribuito a costruire e vederle ridere, piangere e uscire con qualche bel momento da ricordare è il punto di arrivo sia per un regista che per un compositore. Parlavo con Lucini proprio di questo e l'emozione di vedere il tuo film fra il pubblico è il momento che tira le fila di tutto il lavoro. E' tutto lì. Del resto il ruolo del regista è completamente opposto a quello dell'attore: non cerca la popolarità perchè non ne ha bisogno. Il regista dirige, mette in scena e sta dietro la macchina da presa perchè è lì, nella costruzione, che trae il proprio piacere e la propria soddisfazione. L'attore invece ha bisogno del pubblico di fronte a sé, si nutre di esso, il suo successo corrisponde alla popolarità immediata. Nella musica è lo stesso. Si fa musica per il piacere di farla, di scriverla e di produrla, per il far vivere la scena e i personaggi del film e contribuire a dare loro una profondità e uno spessore psicologico, non  certo per mostrarsi ed esibirsi di fronte al pubblico (un lavoro specifico, destinato al “performer”). Ai compositori in generale non interessa e sinceramente neanche a me. Alcuni, anzi, vivono l'esibizione come un momento stressante e insoddisfacente!

E' anche vero che oggi viviamo in una società che sembra aver collocato in cima alla scala dei valori la visibilità ad ogni costo pensando erroneamente che il successo non corrisponda la qualità, ma alla mera esposizione. Per molte persone per fortuna non è così e sono quelle che portano avanti con fatica, successo e determinazione il proprio lavoro  in una sorta di “oscurità”(e scrivere musica è un lavoro, anche abbastanza faticoso). Questo è ancora più vero nell'ambito delle colonne sonore in cui in il collegamento col pubblico è come dicevamo mediato e quindi l'attività è strutturalmente dietro le quinte. Negli ultimi anni proprio in questa sorta di “anonimato” veri e propri geni come Franco Piersanti, Ennio Morricone, Paolo Buonvino, Andrea Guerra hanno potuto scrivere delle pagine di musica memorabili, pagine da cui il pop ha puntalmente attinto.

Compositore anche per "L'uomo perfetto" (film del 2005 con Riccardo  Scamarcio), l'abbiamo recentemente scoperta per aver curato l'intera colonna  sonora del nuovo film di Luca Lucini "Solo un padre". Cosa le ha dato questa  esperienza? 

Prima di tutto una buona dose di stress, mesi di lavoro, tantissime notti insonni condivise soprattutto con il mio amico e co-orchestratore Enrico Goldoni. Ma poi una soddisfazione che non ha prezzo. Prima di tutto perchè non sempre si ha la fortuna di lavorare con un regista talentuoso come Lucini, poi perchè non era un film affatto facile. E il vederlo riuscito e apprezzato è doppiamente gratificante. Questo progetto mi ha dato l'opportunità di avere un organico come la Czech National Symphony (una delle orchestre migliori al mondo) a disposizione e di poter sperimentare l'utilizzo di un suono eterogeneo nella natura ma armonico nel suo complesso. Di poter sperimentare un approccio compositivo e produttivo alla colonna di tipo più “americano” e di veder vivere i personaggi, alla fine di tutto, di un'esistenza propria, quasi reale nell'irrealtà, compiuta, seppur nella finzione. Infine di potermi esprimere con un linguaggio musicale intimo,  nelle mie corde, molto personale.

Grazie a questo film ha avuto la possibilità di collaborare con diversi personaggi dello spettacolo... un breve commento su ognuno di loro:

 

Luca Lucini (regista di Tre metri sopra al cielo, L'uomo Perfetto, Amore, bugie e calcetto, ...):  E' un regista che ha ben chiaro in testa fin dall'inizio tutto il film. E che conduce il gioco con una serenità e una fiducia nei professionisti tali da far credere loro di avere totale autonomia e controllo della situazione, quando la strada percorsa è sempre - senza accorgersene - quella  da lui indicata. Ed è sempre la migliore.


Luca Argentero: Umile, intelligente e molto, molto dotato nella recitazione. Studia e ama il cinema visceralmente.
Diane Fleri: Curiosa ed entusiasta ai massimi livelli. La sua gioia contagia e coinvolge tutti.

 

Giorgia: Una ragazza molto sensibile, con un bel talento musicale e arrangiativo, oltre che – ovviamente - canoro. E' spontanea e sincera e mette a proprio agio tutte le persone che le stanno intorno con una facilità e un coinvolgimento disarmanti.


Quale effetto le ha fatto rivedere il film concluso al cinema?

 

La prima volta mi ha lasciato una sorta di nostalgia perchè i personaggi, i figli che nel mio piccolo avevo contribuito a far crescere e a caratterizzarsi dopo mesi erano ormai partiti, vivevano una vita loro fuori dal mio controllo. Ma ha lasciato anche una gioia immensa e l'orgoglio di vedere il risultato di un film ben fatto, di un progetto in cui tutti hanno dato tutto. E poi, naturalmente... l'attesa del giudizio del pubblico...In fondo il cinema oggi è un po' quello che era l'operetta del passato. Il pubblico in sala fischiava o applaudiva, urlava piangeva e rideva regalando a chi la metteva in scena plausi e gioie o, ahiloro, dolori...

La critica è stata piuttosto benevola con questa pellicola, ma ancora di più sulle sue musiche: in molte recensioni viene menzionato il suo nome  accompagnato da elogi (meritati)! A proposito del rapporto tra scene e musica,  lei cosa aveva intenzione di trasmettere e secondo lei cos'è arrivato maggiormente agli spettatori?

 

Fin dalla prima lettura della sceneggiatura era evidente che la difficoltà maggiore sarebbe stata il far coesistere i due registri – commedia e dramma - in modo fluido e credibile, il mettere a fuoco il protagonista senza perdere il suo filo emotivo anche nelle parti più comiche. Mi sembra che la coerenza sia stata raggiunta, grazie anche ad un' impostazione nel registro commedia un po' surreale, felliniana. Così l'iperbole della quotidianeità del protagonista ne rivela ancor più l'umanità anche nell'imprevedibilità della vita di ogni giorno, come la nostra capace di alternare momenti tremendi ad altri grotteschi e disarmanti. Il fatto che le persone vedendo il film ridano e si commuovano significa che il filo fondamentale del percorso umano del personaggio principale non solo non si è perso, ma ne è uscito rafforzato. E questo non era automatico: è stato necessario un grosso sforzo da parte di tutti (Lucini ha aspettato per anni l'attore giusto per questo film e Argentero e la Fleri hanno dato gran prova di sé anche nel reggere un film basato sui primissimi piani). L'altro elemento che doveva trasparire era la profonda intimità della messa in scena. E' un film dove il protagonista fino alla fine non parla del suo stato d'animo. E quello stato d'animo e quella intimità dovevano essere evidenziati proprio dal “non detto”, dall'espressività nella recitazione, dalla regìa e dalla musica. Per questo a livello orchestrale ho scelto un organico “mozartiano”, con una quarantina di elementi, per avere un suono non troppo spesso, ma più intimo e però all'occorrenza “potente”. Insomma un film giocato sui primi piani sia a livello visivo che a livello musicale per cui ho utilizzato molti strumenti soli: synth, piano, chitarra classica, violoncello e – nell'ambito della stessa orchestra -  legni soli e violino solista in diversi punti chiave.

Dal tema del film è nata anche una collaborazione con Giorgia sfociata nel  brano "Per fare a meno di te" e scelto come primo singolo del nuovo Best of  "SPIRITO LIBERO viaggi di voce 1992-2008". Come è nata questa collaborazione?

 

Il tema principale del film (Tutti i luoghi del mondo/Io e Sofia) era nato addirittura già sulla sceneggiatura per essere completato poi sulle prime immagini del girato. Ai produttori piacque  molto e pensarono di poterne trarre anche una canzone: la scelta cadde su Giorgia a cui inviarono la musica e che accettò con entusiasmo di fare la canzone. Scrisse quindi il testo e iniziò ad arrangiare, riscrivendo la metrica della strofa, aggiungendo un bridge e ordinando il tema in una struttura un po' più da “canzone”. Poi ci confrontammo su tutti gli aspetti  arrangiativi, dagli archi (che ho registrato a Praga insieme alle musiche del film) alle chitarre, al basso in una bella atmosfera di creatività e serenità fino al missaggio finale!


Riguardo a Giorgia ha detto "In Giorgia forse è questo che più mi ha  colpito: la severità dell'autocritica e la motivazione forte, tipiche della  persona che chiede sempre di più da se stessa e che non si adagia sul risultato  già conseguito. E' questa la gratificazione maggiore quando condividi un  progetto in cui sei totalmente a nudo: vedere che c'è una grande artista che  come te sta vivendo il progetto come se fosse il primo e come se fosse  l'ultimo, là dove anni di successi in alcuni artisti tendono ad "automatizzare"  e a raffreddare l'approccio." Dalle sue parole si denota stima nei confronti  della cantante romana. Pensa di poter collaborare ancora con lei? E con altri  cantanti italiani?

 

Sì la stimo molto, soprattutto per la voglia di non percorrere strade già battute o tipicamente e mediamente italiane, a partire dal suono generale. Sarebbe indubbiamente interessante collaborare con lei o con altri cantanti su qualche nuovo progetto, anche se penso che – in linea generale - se verranno altre collaborazioni saranno comunque derivate dalla musica per immagini, com'è stato finora.



Quali sono i suoi progetti futuri?

Riposarmi un po' suonando gli amati Bach, Chopin, Mozart, Bramhs, Rachmaninoff. Poi ascoltare i miei compositori di colonne sonore preferiti come Thomas Newman, John Williams, Alexandre Desplat, Jon Brion, Franco Piersanti e godere delle loro note e andare tanto al cinema, senza il quale non vivrei...

Scherzi a parte lavorativamente si vedrà, ma non sarà molto diverso dal solito...



Per concludere vorremmo chiederle un consiglio per tutti i giovani che  vogliono cominciare a percorrere la via della musica...

 

Abbandonare in partenza l'idea di avere successo con la propria musica. Questo rende liberi di vivere la musica come un arricchimento e prima o poi le proprie idee, se sinceramente personali, saranno sicuramente apprezzate.

Non pensare che visibilità sia sinonimo di qualità. E' sinonimo di temporaneità.

Per le persone che studiano musica classica ascoltare molto pop.

Per le persone che conoscono solo il pop, ascoltare molta musica classica perchè è la base del pop e del nostro gusto estetico, frutto di secoli di trasformazione del linguaggio. Senza contare che un'orchestra o un coro possono essere 100 volte più rock di una chitarra elettrica.

Non credere a chi afferma che la musica arriva in testa già formata come per benedizione. Non è così. Non lo era neanche per Beethoven. Creare e' un lavoro che richiede a tutti ore di pazienza, dedizione e continui aggiustamenti, la maggior parte delle volte sullo strumento. Ed è un'attività alla portata di tutte le persone che non rinnegano la propria sensibilità.

 

Andrea Fiorentini

 

link consigliati:

www.myspace.com/fabriziocampanelli

www.giorgialive.net/flashalo/feelflash/portal/index.php

venerdì, 06 marzo 2009
author: asteriscotorno @ 21:32
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Parole Vagabond… ehm Nomadi xD
Ragazzi gireggando per la mia amata succursale, ho sentito voci di corridoio raccontare di un progetto che mi ha incuriosita… Il progetto parole vagabon… ehm no… Nomadi xD
Parole Nomadi è un progetto proposto dalla Pof. Paola Baronio in collaborazione con il prof . Piero Garavaglia e consiste nella stesura di un racconto di otto capitoli scritto da alcune classi di diverse scuole superiori d’Italia. Ogni scuola dovrà comporre il proprio capitolo in un mese.
Alla 2^Flss è stato assegnato il primo capitolo partendo dal seguente incipit: -Il sogno che Mara fece all’alba del suo sedicesimo compleanno aveva un profumo di legna che arde. Appena sveglia Mara pensò: “Io non sono…”- da questo spunto hanno dovuto cominciare un racconto e, per farlo, ogni alunno ha dovuto scrivere una sua storia. Successivamente si sono divisi in quattro gruppi, ognuno dei quali ha rielaborato le idee dei suoi componenti per arrivare ad una parte unica. Il primo gruppo ha scritto la descrizione di Mara, il secondo l’ambiente, il terzo l’aspetto psicologico, ed il quarto il finale a sorpresa. Alla fine di questa parte del lavoro tutta la classe ha unito i prodotti dei vari gruppi per comporre il primo capito che promette davvero molto bene.
Tutto il lavoro è stato documentato attraverso filmati e foto con l’aiuto del tecnico dell’Istituto, Mario.
Concluso l’articolo, la classe è andata a presentare il prodotto finito al COM-PA, il secondo salone europeo della Comunicazione Nella Pubblica Amministrazione nel nuovo padiglione della fiera di Rho-Pero. In quest’occasione hanno incontrato, tra l’altro, alcuni rappresentanti dell’Arma italiana che hanno partecipato alle olimpiadi di Pechino 2008, il più famoso è Antonio Rossi il portabandiera della nazionale italiana 2008, plurimedagliato nella specialià della canoa.

Qui di seguito, in anteprima assoluta solo per Asterisco il primo e il secondo capitolo della storia di Mara!

Il sogno che Mara fece all'alba del giorno del suo sedicesimo compleanno aveva un profumo di legna che arde. Appena sveglia pensò: "Io non sono come le altre ragazze. Ma vorrei esserlo”. Il sogno che aveva fatto quella notte era molto strano, sembrava quasi reale. Faceva molto caldo, il cielo era limpido, non c'era neanche una nuvola. E Mara era lì che aspettava. Incominciò a soffiare un vento fortissimo e freddo, si alzavano le foglie secche, ma lei non si mosse. Improvvisamente, all'orizzonte apparve una sagoma nera; Mara le andò incontro correndo ... Si svegliò con l’impressione di un ricordo svanito. Era il 27 dicembre.
La camera era ampia e spaziosa, c'erano una scrivania e un armadio. A Mara piaceva guardare fuori dalla finestra, da dove si vedeva tutta la città innevata, buia e malinconica. Il giorno precedente aveva trascorso ore ad osservare un gruppo di bambini che giocava a palle di neve e due ragazzi che con entusiasmo creavano nel loro giardino un bel pupazzo di neve di fianco all'albero di Natale illuminato con tante luci colorate.
“ Io non sono - aveva pensato Mara - una ragazza come tante altre, non sono la tipica ragazza che tutti i maschi sognerebbero.”
In realtà Mara era una ragazza semplice e bella; sulle spalle le scendeva una bellissima cascata di capelli di color cioccolato che incorniciava un viso rotondo costellato di lentiggini. Il ciuffo disordinato sulla fronte tenuto insieme da un fiocco che riprendeva il colore dei suoi occhi. Occhi verdi, di un verde intenso che a sua mamma ricordava le colline dell’Irlanda, occhi grandi e profondi. Due guance rosa acceso comunicavano la sua voglia di vivere, il suo naso piccolo e grazioso e le labbra sottili, una bocca – come diceva la nonna – “parlantina”, che metteva allegria a chiunque la guardasse.
“Io non sono come gli altri mi vedono, questa che offro è solo una barriera di protezione. Io sembro solare, vivace, dolce. Tutti mi considerano allegra, ma io mi sento triste e fragile, la mia vita non va come dovrebbe andare. Vorrei una vita "perfetta", emozioni uniche e irripetibili. Sogno di incontrare una persona che mi stia vicina, che mi apprezzi, che mi protegga. Sogno di esLa mamma se n’era andata subito lasciando la porta aperta.
“Riesco da sola mamma, ma…”.
Niente, la mamma aveva già voltato l’angolo del corridoio.
“Anche oggi,” pensava Mara “anche oggi…”.
Lei sapeva che, quando saliva sulla carrozzina, erano gli unici momenti in cui si sentiva quasi libera, l’unico momento in cui non era costretta a pensare di essere un ostacolo per qualcuno. Di lì a poco sarebbe uscita e avrebbe potuto guardare il mondo senza il vetro della finestra davanti agli occhi.
Sua madre sembrava non accorgersene, a lei bastava sapere di avere tutto sotto controllo. Ma mai un sorriso, quello le costava davvero tanta fatica.
In soggiorno tutto era pronto, tutto era perfetto, solo per lei e per la sua giornata. Il fuoco del camino riscaldava la stanza, al centro della quale c’erano un tavolo in legno e la colazione: pane e nutella e una tazza di latte caldo. Matteo, il fratello e il suo migliore amico, le fece l’occhiolino e uscì sulla strada dove l’attendevano alcuni amici.
Niente di straordinario.
Nemmeno la sigaretta che la madre accese dopo averle sistemato il fiocco sui capelli. Il fumo arrivò fastidioso a Mara che la implorò con lo sguardo di spegnerla. Ma lei non l’ascoltava e, dopo averla finita, la depose nel posacenere.
Poi, uscirono entrambe, madre e figlia, con un diverso disagio, come se avessero dovuto attraversare, invece della porta di casa, un muro di pietra e si apprestassero ad entrare in un paese straniero, ogni giorno sconosciuto, in cui non avrebbero potuto prevedere cosa sarebbe accaduto.
Una brezza gelata ma leggera scompigliò i capelli di Mara e lei riuscì a sentire il profumo di fresco e i cinguettii degli uccellini posati sugli altissimi abeti: odori e rumori che nella città in cui viveva erano ormai rari.
All’orizzonte si stagliavano, imponenti, creste innevate, mentre più in alto vide il cielo coperto di nuvole: stava nevicando?
Accanto al sentiero percorribile in auto, c’era un ruscello, qualche masso sparso qua e là ricoperto da una neve candida. Mara chiuse gli occhi e ascoltò il dolce rumore dell’acqua, poi posò il suo luminoso sguardo smeraldo più avanti, sul piccolo lago ghiacciato.
La sua vita, il suo vero io stava sotto uno strato di ghiaccio che la faceva apparire sempre sorridente e gaia. Grazie all’immaginazione poteva correre, volare su una nuvola, sognare di essere diversa. Ma oggi si stava sciogliendo, si sentiva sollevata e coraggiosa. E per la prima volta si rallegrò.
Si ritrovò persa tra i suoi pensieri mentre la madre, aprendo la portiera della familiare, continuava a fingere una serenità che non provava.
Mara rigirava nervosamente l’anello intorno al dito e, nel frattempo, la macchina proseguiva il suo viaggio, sotto un cielo nuvoloso che sembrava aspettare il pretesto giusto per cominciare a sfogarsi.
Quando l’auto si fermò davanti a casa della nonna, la siepe del vialetto era già una soffice e bianca meringa.
“Ciao, scricciolo! Tanti auguri!”
La nonna le andò incontro sorridente ma lei non poteva risponderle perché vide qualcosa che non si sarebbe mai aspettata! Le bastò quell’immagine per provare una gioia sconfinata, una stretta allo stomaco. Le sembrava di sentire di nuovo quel vento fortissimo e finalmente poteva afferrarlo il ricordo indistinto, quello del suo sogno.
Gli auguri che la nonna le ripeteva erano ora privi di significato.
Era riuscito ad arrivare, nel giorno del suo compleanno, e stava lì, di fronte a lei. Mara se lo sentiva: lui non era come gli altri. Lui era la soluzione che cercava.sere amata. Invece la mia vita è come un treno lanciato veloce … e io sono un passeggero che si vuole fermare”. Mara era certa che a volte gli altri non la capissero. “E' questo che farò, – pensò con determinazione – è questo l'obiettivo che mi pongo in questo giorno speciale: presentare a tutti la vera Mara, un camino acceso durante una fredda giornata d'inverno”.
Improvvisamente qualcosa la fece tornare alla realtà, una sottile lama di luce illuminò la stanza. Poi la porta si spalancò. Un velo di tristezza ricopriva il volto della madre: “Mara, sei pronta? Sali da sola sulla carrozzina?”. Soltanto con il tempo Mara avrebbe scoperto che nella sua sfortuna lei era la ragazza più fortunata del mondo.



Loredana Esposito
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