E come ogni anno torna quella follia collettiva chiamata S. Valentino.
Vi è mai capitato che, quando vedete una persona la vostra giornata si illumini? Magari il cuore batte più forte, il respiro si accorcia…un vago tepore vi avvolge e vi sentite inspiegabilmente felici…
Pensavate fosse amore? Vi sbagliavate, infatti si tratta semplicemente di uno squilibrio chimico.
Fisiologicamente parlando il nostro corpo tende ad uno stato di omeostasi, cioè di equilibrio interno che, quando viene interrotto manda sottosopra le nostre normali percezioni.
L'adrenalina o epinefrina è in parte responsabile di quella follia momentanea che è l’amore, viene sintetizzata nelle ghiandole surrenali e ha i classici effetti associati alle “cotte da paura”: dilatazione delle pupille, dei bronchi, aumento della frequenza cardiaca, vasocostrizione a livello cutaneo, aumento della pressione arteriosa e arresto della digestione.
Il fatto che questa sostanza è solitamente rilasciata dal corpo in situazioni di pericolo potrebbe essere un avvertimento…
Quando la follia inizia a superare la fase acuta entrando in quella cronica entra in circolo la feniletilamina, un alcaloide comunemente contenuto nel cioccolato, che in grandi quantità ha effetti simili a quelli delle anfetamine: loquacità, euforia, apertura mentale, calo delle inibizioni sessuali, spensieratezza…
Ma non solo, anche: bocca arida, tachicardia, aumento della temperatura corporea, tensione della mascella e contratture muscolari, perdita dell’appetito, insonnia e scarsa concentrazione.
La elemento emotivo è invece legato all'ossitocina, prodotto dai nuclei ipotalamici e secreto dalla neuroipofisi che, consolidando il legame emotivo potenzia i meccanismi della memoria fissando i ricordi dei momenti passati assieme, è responsabile anche la socialità, infatti alcuni esperimenti condotti su topi hanno individuato comportamenti asociali da parte di individui privati del recettore dell’ossitocina, portando le femmine ad abbandonare la prole ed i maschi a divorarla, mentre aumentandone la quantità aiutavano la compagna a costruire il nido e allevare la nidiata.
Questo però non dura per sempre, molti ricercatori ne limitano il periodo dai 18 ai 36 mesi.
Infatti dopo questo periodo il cervello si abitua a questi valori assuefandosi come ad una droga. Ciò non significa che dopo un paio d’anni l’amore scade ma si trasforma in un rapporto più stabile che gli antropologi definiscono "attaccamento". Il cervello inizia a produrre endorfine, una classe di molecole, simili alla morfina e all’oppio che è in grado di procurare uno stato di euforia e sonnolenza, più o meno intenso a seconda della quantità rilasciata e instaura un senso di dipendenza l’uno per l’altro.
Anita Pintar



