venerdì, 06 marzo 2009
author: asteriscotorno @ 21:32
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Parole Vagabond… ehm Nomadi xD
Ragazzi gireggando per la mia amata succursale, ho sentito voci di corridoio raccontare di un progetto che mi ha incuriosita… Il progetto parole vagabon… ehm no… Nomadi xD
Parole Nomadi è un progetto proposto dalla Pof. Paola Baronio in collaborazione con il prof . Piero Garavaglia e consiste nella stesura di un racconto di otto capitoli scritto da alcune classi di diverse scuole superiori d’Italia. Ogni scuola dovrà comporre il proprio capitolo in un mese.
Alla 2^Flss è stato assegnato il primo capitolo partendo dal seguente incipit: -Il sogno che Mara fece all’alba del suo sedicesimo compleanno aveva un profumo di legna che arde. Appena sveglia Mara pensò: “Io non sono…”- da questo spunto hanno dovuto cominciare un racconto e, per farlo, ogni alunno ha dovuto scrivere una sua storia. Successivamente si sono divisi in quattro gruppi, ognuno dei quali ha rielaborato le idee dei suoi componenti per arrivare ad una parte unica. Il primo gruppo ha scritto la descrizione di Mara, il secondo l’ambiente, il terzo l’aspetto psicologico, ed il quarto il finale a sorpresa. Alla fine di questa parte del lavoro tutta la classe ha unito i prodotti dei vari gruppi per comporre il primo capito che promette davvero molto bene.
Tutto il lavoro è stato documentato attraverso filmati e foto con l’aiuto del tecnico dell’Istituto, Mario.
Concluso l’articolo, la classe è andata a presentare il prodotto finito al COM-PA, il secondo salone europeo della Comunicazione Nella Pubblica Amministrazione nel nuovo padiglione della fiera di Rho-Pero. In quest’occasione hanno incontrato, tra l’altro, alcuni rappresentanti dell’Arma italiana che hanno partecipato alle olimpiadi di Pechino 2008, il più famoso è Antonio Rossi il portabandiera della nazionale italiana 2008, plurimedagliato nella specialià della canoa.

Qui di seguito, in anteprima assoluta solo per Asterisco il primo e il secondo capitolo della storia di Mara!

Il sogno che Mara fece all'alba del giorno del suo sedicesimo compleanno aveva un profumo di legna che arde. Appena sveglia pensò: "Io non sono come le altre ragazze. Ma vorrei esserlo”. Il sogno che aveva fatto quella notte era molto strano, sembrava quasi reale. Faceva molto caldo, il cielo era limpido, non c'era neanche una nuvola. E Mara era lì che aspettava. Incominciò a soffiare un vento fortissimo e freddo, si alzavano le foglie secche, ma lei non si mosse. Improvvisamente, all'orizzonte apparve una sagoma nera; Mara le andò incontro correndo ... Si svegliò con l’impressione di un ricordo svanito. Era il 27 dicembre.
La camera era ampia e spaziosa, c'erano una scrivania e un armadio. A Mara piaceva guardare fuori dalla finestra, da dove si vedeva tutta la città innevata, buia e malinconica. Il giorno precedente aveva trascorso ore ad osservare un gruppo di bambini che giocava a palle di neve e due ragazzi che con entusiasmo creavano nel loro giardino un bel pupazzo di neve di fianco all'albero di Natale illuminato con tante luci colorate.
“ Io non sono - aveva pensato Mara - una ragazza come tante altre, non sono la tipica ragazza che tutti i maschi sognerebbero.”
In realtà Mara era una ragazza semplice e bella; sulle spalle le scendeva una bellissima cascata di capelli di color cioccolato che incorniciava un viso rotondo costellato di lentiggini. Il ciuffo disordinato sulla fronte tenuto insieme da un fiocco che riprendeva il colore dei suoi occhi. Occhi verdi, di un verde intenso che a sua mamma ricordava le colline dell’Irlanda, occhi grandi e profondi. Due guance rosa acceso comunicavano la sua voglia di vivere, il suo naso piccolo e grazioso e le labbra sottili, una bocca – come diceva la nonna – “parlantina”, che metteva allegria a chiunque la guardasse.
“Io non sono come gli altri mi vedono, questa che offro è solo una barriera di protezione. Io sembro solare, vivace, dolce. Tutti mi considerano allegra, ma io mi sento triste e fragile, la mia vita non va come dovrebbe andare. Vorrei una vita "perfetta", emozioni uniche e irripetibili. Sogno di incontrare una persona che mi stia vicina, che mi apprezzi, che mi protegga. Sogno di esLa mamma se n’era andata subito lasciando la porta aperta.
“Riesco da sola mamma, ma…”.
Niente, la mamma aveva già voltato l’angolo del corridoio.
“Anche oggi,” pensava Mara “anche oggi…”.
Lei sapeva che, quando saliva sulla carrozzina, erano gli unici momenti in cui si sentiva quasi libera, l’unico momento in cui non era costretta a pensare di essere un ostacolo per qualcuno. Di lì a poco sarebbe uscita e avrebbe potuto guardare il mondo senza il vetro della finestra davanti agli occhi.
Sua madre sembrava non accorgersene, a lei bastava sapere di avere tutto sotto controllo. Ma mai un sorriso, quello le costava davvero tanta fatica.
In soggiorno tutto era pronto, tutto era perfetto, solo per lei e per la sua giornata. Il fuoco del camino riscaldava la stanza, al centro della quale c’erano un tavolo in legno e la colazione: pane e nutella e una tazza di latte caldo. Matteo, il fratello e il suo migliore amico, le fece l’occhiolino e uscì sulla strada dove l’attendevano alcuni amici.
Niente di straordinario.
Nemmeno la sigaretta che la madre accese dopo averle sistemato il fiocco sui capelli. Il fumo arrivò fastidioso a Mara che la implorò con lo sguardo di spegnerla. Ma lei non l’ascoltava e, dopo averla finita, la depose nel posacenere.
Poi, uscirono entrambe, madre e figlia, con un diverso disagio, come se avessero dovuto attraversare, invece della porta di casa, un muro di pietra e si apprestassero ad entrare in un paese straniero, ogni giorno sconosciuto, in cui non avrebbero potuto prevedere cosa sarebbe accaduto.
Una brezza gelata ma leggera scompigliò i capelli di Mara e lei riuscì a sentire il profumo di fresco e i cinguettii degli uccellini posati sugli altissimi abeti: odori e rumori che nella città in cui viveva erano ormai rari.
All’orizzonte si stagliavano, imponenti, creste innevate, mentre più in alto vide il cielo coperto di nuvole: stava nevicando?
Accanto al sentiero percorribile in auto, c’era un ruscello, qualche masso sparso qua e là ricoperto da una neve candida. Mara chiuse gli occhi e ascoltò il dolce rumore dell’acqua, poi posò il suo luminoso sguardo smeraldo più avanti, sul piccolo lago ghiacciato.
La sua vita, il suo vero io stava sotto uno strato di ghiaccio che la faceva apparire sempre sorridente e gaia. Grazie all’immaginazione poteva correre, volare su una nuvola, sognare di essere diversa. Ma oggi si stava sciogliendo, si sentiva sollevata e coraggiosa. E per la prima volta si rallegrò.
Si ritrovò persa tra i suoi pensieri mentre la madre, aprendo la portiera della familiare, continuava a fingere una serenità che non provava.
Mara rigirava nervosamente l’anello intorno al dito e, nel frattempo, la macchina proseguiva il suo viaggio, sotto un cielo nuvoloso che sembrava aspettare il pretesto giusto per cominciare a sfogarsi.
Quando l’auto si fermò davanti a casa della nonna, la siepe del vialetto era già una soffice e bianca meringa.
“Ciao, scricciolo! Tanti auguri!”
La nonna le andò incontro sorridente ma lei non poteva risponderle perché vide qualcosa che non si sarebbe mai aspettata! Le bastò quell’immagine per provare una gioia sconfinata, una stretta allo stomaco. Le sembrava di sentire di nuovo quel vento fortissimo e finalmente poteva afferrarlo il ricordo indistinto, quello del suo sogno.
Gli auguri che la nonna le ripeteva erano ora privi di significato.
Era riuscito ad arrivare, nel giorno del suo compleanno, e stava lì, di fronte a lei. Mara se lo sentiva: lui non era come gli altri. Lui era la soluzione che cercava.sere amata. Invece la mia vita è come un treno lanciato veloce … e io sono un passeggero che si vuole fermare”. Mara era certa che a volte gli altri non la capissero. “E' questo che farò, – pensò con determinazione – è questo l'obiettivo che mi pongo in questo giorno speciale: presentare a tutti la vera Mara, un camino acceso durante una fredda giornata d'inverno”.
Improvvisamente qualcosa la fece tornare alla realtà, una sottile lama di luce illuminò la stanza. Poi la porta si spalancò. Un velo di tristezza ricopriva il volto della madre: “Mara, sei pronta? Sali da sola sulla carrozzina?”. Soltanto con il tempo Mara avrebbe scoperto che nella sua sfortuna lei era la ragazza più fortunata del mondo.



Loredana Esposito
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