lunedì, 08 giugno 2009
author: asteriscotorno @ 19:37
category: scienza, attualità
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“Sole troppo pallido: rischiamo il gelo” (La repubblica)
“Allarme Mar Artico: tra dieci anni si scioglierà” (Corriere della Sera)
Titoli di giornali a confronto e già si vedono le indecisioni, i dati divergenti, i sostenitori del Global CoolingGlobal Warming (Surriscaldamento globale).
Ma rilassatevi subito. Se con quest’articolo credete voglia sparare sopra le due teorie, schierarmi o contestare, vi sbagliate.
Con quest’articolo voglio solo portare all’attenzione un appello contro la bugia del cambiamento climatico indotto dall’uomo.
Questo documento, firmato da 650 scienziati, tra i quali fisici, chimici, geologi e docenti delle Università scientifiche da tutto il mondo, attesta chiaramente come entrambe le parti abbiano un po’ esagerato le previsioni e dimenticato che “La Natura, non l’Uomo, governa il clima”.
I dati utilizzati per arrivare a queste conclusioni sono gli stessi utilizzati dall’IPCC (Cartello Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici, ossia un foro scientifico organizzato allo scopo di studiare il riscaldamento globale, ma rielaborati da un organismo non-governativo (N-IPCC dove N sta, infatti, per non-governativo), che afferma quanto il surriscaldamento e il raffreddamento globale sia per lo più una strumentalizzazione politica che un vero e proprio pericolo catastrofico.
Il rapporto è stato poi inviato al Senato americano, per far ascoltare la loro voce e sfatare il mito per il quale l’uomo centri qualcosa con i mutamenti climatici.
In esso sono raggruppati vari indizi ai quali nessuno ha mai dato spiegazione e che insieme, per questi scienziati, formano una prova schiacciante:
1. Il pianeta è già stato più caldo di adesso: senza andare troppo in tempi geologicamente lontani, lo è stato per molti secoli nel cosiddetto “periodo caldo olocenico (=del periodo più recente del neozoico, da 1,8 milioni di anni fa fino ad oggi)” di 6000 anni fa, e per un paio di secoli nel “periodo caldo medievale” di 1000 anni fa.
2. L’attuale riscaldamento è cominciato nel 1700, quando l’industrializzazione, tacciata di essere la causa del surriscaldamento, era praticamente assente e la popolazione mondiale era solo di mezzo miliardo, e ha continuato fino al 1940 quando l’industrializzazione era ancora assente e la popolazione era 1/3 di quella odierna.
3. La temperatura tra il 1940 e il 1975 è diminuita tanto da creare la stessa isteria paragonabile a quella odierna per il caldo, pur essendo però quelli gli anni del boom industriale, demografico e di emissioni di gas-serra.
4. E dal 1998 che la temperatura del pianeta ha smesso di crescere e il 2008 sarà probabilmente dichiarato il più freddo degli ultimi 10 anni; ma dal 1998 le emissioni di gas-serra sono ininterrottamente aumentate.
5. Tutti i modelli matematici che attribuiscono ai gas-serra prodotti dall’uomo il ruolo di “governatori del clima” prevedono che nella troposfera (la fascia dell'atmosfera a diretto contatto con la superficie terrestre) a 10 km al di sopra dell’equatore si dovrebbe osservare un riscaldamento triplo rispetto a quello che si osserva sulla superficie terrestre, però le misurazioni rivelano bensì un rinfrescamento.
Gli scienziati sottoscriventi si dichiarano i primi “pentiti dell’allarmismo ambientale” poiché molti di loro sono passati, nell’arco di pochi anni, da posizioni filo ambientaliste a un’aperta linea di critica nei riguardi di qualsiasi catastrofismo ecologico.
Esempi come Jarl R. Ahlbeck, ingegnere chimico all’università Abo Akademi in Finlandia, prima sostenitore assiduo di Greenpeace, afferma che non vi sono, ad ora, dati reali che confermano un futuro riscaldamento catastrofico, o Ivan Giaevar, permio Nobel per la fisica, , ha dichiarato il suo scetticismo e l’idea che il riscaldamento globale sia diventata una nuova “religione” al pari di Scientology, . Il giapponese Itoh Kiminori, ex collaboratore dell’IPCC e dottore in fisica e chimica dell’ambiente, a oggi indica i timori sul riscaldamento “il peggior scandalo scientifico della storia” che spingerà la gente a sentirsi ingannata dalla scienza e dagli scienziati.
Poi Victor Manuel Velasco, ricercatore all’Istituto di geofisica dell’università nazionale del Messico, William M. Briggs, statistico del clima specializzato in previsioni meteo e membro della Società metereologica americana, Will Happer, docente al Dipartimento di fisica dell’università di Princeton, ex direttore della
Molte persone colte e di tutto rispetto che vedono questa polemica come un business e sperano vivamente che tutto sia ridimensionato a vero vantaggio dell’umanità stessa.
Ora, dopo tutto questo, voglio sottolineare come tutti questi scienziati concordino, però, basilarmente su un punto:
le piccole cose che ci sono state insegnate date al rispetto dell’ambiente, e quindi di ogni altro essere vivente sul nostro pianeta, non sono futili consigli o da dimenticare con questa giustificazione, ma buoni comportamenti che vanno seguiti in ogni caso.
Non per il terrore di catastrofiche epoche glaciali o tropicali, ma per la consapevolezza che, comunque, sono le regole di buona convivenza per una vita assai più decorosa per tutti, scienziati e gente comune.
Perché ogni rifiuto, ogni gas, ogni gesto contro queste semplici regole, non è una pugnalata al cuore della terra, è vero, ma una pugnalata alla salute di ogni essere vivente di questo pianeta.

(Raffreddamento globale) contro quelli del Ricerca energetica al Dipartimento dell’energia degli Usa e membro dell’Accademia nazionale delle scienze, David Gee, docente, all’università di Uppsala e segretario della commissione scientifica del Congresso geologico internazionale, e così via…

Giulia Prada
domenica, 18 gennaio 2009
author: asteriscotorno @ 14:40
category: politica, opinioni, scuola, attualità
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UN NUOVO 68?

Studenti di Italia, mobilitatevi. Scioperate. "Okkupate". Sono queste gli urli di battaglia esplose nelle piazze negli ultimi due mesi.
Migliaia di cortei in tutte le città italiane a cui anche alcuni studenti del nostro istituto hanno partecipato. Certo, un numero esiguo. Ma i ragazzi che hanno aderito agli scioperi perchè realmente convinti delle istanze sollevate si potevano contare sulle dita di una mano. Forse anche monca.
Tutti gli altri, come al solito, privi di qualsiasi ideale, se non quello dell'ozio, hanno considerato le giornate di sciopero come ferie, mattinate di svago da passare lontano dalle scuole. Se sono questi i risultati dell'attuale sistema scolastico, forse una riforma non farà poi così male.
Nelle grandi città, però, l'affluenza ai cortei è stata molto più elevata e, sicuramente, motivata. Anche se gli episodi di violenza non hanno tardato ad accadere.
Violenza fisica, come lo scontro a Roma in Piazza Navona. Indefinibile, perchè persone che frequentano scuole superiori e, soprattutto, università, dovrebbero ormai aver capito l'inutilità e l'immoralità di certi gesti.
E poi un altro tipo di violenza, difficilmente definibile, nei confronti di quegli studenti motivati che sono stati costretti a rimanere fuori dalle sedi universitarie e a rinunciare al loro diritto allo studio. Diritto che, si sa, costa anche dei bei soldi e sacrifici alle famiglie.
Tutto questo perchè alcuni teppisti acculturati hanno deciso di "okkupare", sentendosi liberi di esercitare il loro legittimissimo diritto di sciopero ai danni dei diritti altrui, considerati, quindi, meno rilevanti. Che grandi ideali!
Scioperare, poi, per una riforma che, per ora, sfiora minimamente gli interessi degli studenti dei gradi più alti dell'istruzione.
Semmai avrebbe dovuto scioperare il vero target del famigerato "Decreto Gelmini", i bambini delle scuole elementari e medie. E, infatti, i loro genitori, per loro, l'hanno fatto. Ma lamentandosi per cosa?
Il decreto, ormai passato a legge, prevede da un certo punto di vista, un ritorno al passato: importanza del voto in condotta anche in sede di scrutinio, l'utilizzo dei giudizi numerici (i voti da 1 a 10), molto incisivi ed espliciti, che si affiancano alle valutazioni analitiche globali. Viene, inoltre, reintrodotta la figura del maestro unico, che da solo si occupa di una sola classe per ventiquattro ore settimanali. Quindi, il numero di ore viene ridotto, ma, a quanto pare, sono già previsti fondi per attività pomeridiane all'interno delle scuole, per venire incontro alle esigenze delle famiglie.
Infine, al fine di ridurre il caro-libri, la legge impone ai consigli di classe l'adozione di libri di testo validi per cinque anni alle elementari, per sei alle medie, con eventuali appendici di aggiornamento.
Ecco, in linea di massima, il contenuto del decreto. Non sarà la riforma migliore del mondo e nemmeno una tra le più eque e giuste, ma è pur sempre un primo cambiamento. Ed è di questo, evidentemente, che necessita la scuola italiana.
Sono, comunque, convinto che i tagli alla scuola e, in generale, alla cultura e alla ricerca, siano sempre la cosa peggiore che si possa fare. Ma in un periodo di crisi economica, e dato che i soldi non cadono come pere dagli alberi, occorre tagliare un pò ovunque. E la scuola, purtroppo, si trova in questo ovunque, al contario degli stipendi dei "soliti noti" che, non si sa come, nè perchè, risultano intoccabili.

Ego's

Manu: VOGLIO DIRE LA MIA

Non credo ci si possa definire totalmente favorevoli o contrari alla riforma del ministro Gelmini. Infatti, ci sono novità che miglioreranno o contribuiranno a migliorare l'attuale situazione della scuola. Altri punti della riforma, invece, andrebbero sicuramente rivisti.
Prendiamone in considerazione alcuni: alle elementari verrà istituita la figura del maestro unico; sicuramente ciò può creare problemi al personale, in quanto saranno necessari molti meno insegnanti. Tuttavia un aspetto positivo è che i bambini avrebbero un solo riferimento invece di cinque o sei, come accade attualmente.
Il voto di condotta è sicuramente una bella idea: ci vuole più serietà e severità a scuola, e non è giusto che chi si comporta scorrettamente non ne paghi le conseguenze, a scapito di chi rispetta sempre le regole.
Per quanto riguarda i voti numerici credo non ci siano grossi problemi: un sistema convenzionale vale l'altro, e non vale la pena di contestare i voti numerici o i giudizi come buono o ottimo.
Ci si preoccupa perché si teme che con i tagli del personale scolastico (di cui tra l'altro il ministro non parla) le classi diventino meno (anche a causa della diminuzione di scuole specialistiche) e più numerose. Non penso che ciò creerà problemi; ci sono infatti leggi che regolano il numero massimo di alunni per classe e sarà anche il buon senso delle persone a formare classi ben studiate e ragionate. Credo inoltre che se verrà ridotto il numero di scuole, verrà aumentato il numero di classi per ogni indirizzo, mantenendo all'incirca lo stesso numero di insegnanti.
In ogni caso, credo che gli scioperi che stanno avvenendo siano eccessivi. Servirebbe semplicemente più informazione (magari, anzi molto probabilmente, chi si dichiara pro o contro il ministro non ha nemmeno mai letto l'intero decreto!).
Ritengo che questo decreto non sia né tanto meglio né tanto peggio dei precedenti.

Emanuela Cafaro

UN'OPINIONE CONTRARIA

Credo ci si possa definire decisamente contrari alla riforma del ministro Gelmini. Prenderò spunto dall’articolo di Manu nella pagina precedente commentando alcuni punti e integrando con altri.
Alle elementari verrà istituita la figura del maestro unico: un ritorno inutile al passato, una modifica che va ad intaccare quella parte della scuola italiana, forse l’unica, che funziona davvero bene e non senza PESANTI conseguenze. Per cominciare la riduzione sistematica del personale, quindi migliaia di persone senza più un lavoro (secondo una stima del Centro studi per la scuola pubblica, oltre 83mila posti. Come se non ce ne fossero già abbastanza!). Limitazione dei punti di riferimento del bambino ad una sola persona: perchè questo dovrebbe essere positivo? Perchè si crea un rapporto più stretto fra insegnante e alunno? sciocchezze! Io ho avuto tre insegnanti fissi alle elementari eppure quel rapporto si è creato lo stesso. Più evidenti invece sarebbero le conseguenze negative. Per quanto cerchiamo di credere (o speriamo) che tutti i maestri siano dei buoni insegnanti, di certo nessuno cadrà dal pero se dico che non è così. Avere più insegnanti quindi significa anche avere più possibilità di trovarne almeno uno davvero competente. Per di più il bambino ha la possibilità di confrontarsi fin da subito con adulti differenti, maestri che hanno modi di insegnare diversi e quindi un passaggio meno “traumatico” ai futuri professori. Inoltre il monteorario verrà ridotto ulteriormente. Per venire incontro ai nuovi maestri soli con classi numerosissime e insostenibili? Certo che no! Ci saranno indispensabili ore aggiuntive che dovranno essere finanziate dalle famiglie, ma questoovviamente viene fatto passare in secondo piano!
Altro punto della riforma a cui fa riferimento Manu è il ritorno del voto in condotta. Se crediamo davvero che un voto per la condotta possa cambiare il comportamento di una persona o facciamo parte di quella schiera di “uomini miss mondo farò qualcosa per la pace nel mondo” o siamo degli illusi con i paraocchi (ho detto la stessa cosa?). Il comportamento di una persona è dovuto all’educazione data dei genitori. E’ vero che anche la scuola ha il compito di educare, ma non può cambiare un carattere. A un bambino non importaun fico secco del voto in condotta che non comporta nulla e non isegna nulla. Bisogna invece agire attraverso punizioni istruttive tenendo conto della sensibilità ogni individuo. Di questo può occuparsi solo il singolo insegnante, un ministro (lontano dalla realtà di una classe di bambini/ragazzi) non può farci nulla!! Forse positive saranno le sanzioni previste contro il bullismo: atti di questo tipo saranno infatti puniti attraverso attività sociali extrascolastiche.
Di certo negativi saranno invece i tagli ai fondi per la ricerca: il nostro è un paese pieno di potenzialità che continuano a fuggire verso altre nazioni che investono di più sull’innovazione; un ulteriore taglio non potrà che aggravare la situazione di un paese che da qualche anno non smette di arretrare!
Andrea Fiorentini
giovedì, 29 maggio 2008
author: asteriscotorno @ 14:28
category: opinioni, attualità
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Vi è mai capitato di vedere una puntata della famigerata serie “Una mamma per amica”?

Sicuramente, di primo acchito, avrete pensato come sia possibile che un rapporto del genere sia instaurato tra una madre e una figlia. Viviamo, infatti, in un mondo dove i ragazzi sono abituati a fare tutto ciò che vogliono, o quasi, dando poca considerazione ai propri genitori.

Al contempo i “nuovi” padri e madri assecondano e giustificano la propria prole in maniera eclatante: rimango ogni volta a bocca aperta quando alcuni cercano di difendere i loro figli anche davanti a situazioni inequivocabili. E’ uno scenario che può facilmente essere definito inaccettabile.

Sicuramente non possiamo affermare che la situazione presentata nel serial tv sia del tutto veritiera e non esasperata in alcuni passaggi, ma idealmente il rispetto e la fiducia che intercorrono tra la madre e la figlia sono quelli che dovrebbero esserci nella realtà.

Certo, il genitore non deve essere considerato prettamente un amico, come suggerirebbe il titolo, ma dovrebbe svolgere una duplice funzione: essere una persona di cui ci si può fidare e alla quale poter confidare i propri pensieri, ma anche un punto fermo dal quale prendere spunto e che ha il diritto e il dovere di ammonirci quando siamo in errore. Ciò che infatti è basilare nel rapporto genitore-figlio è la fiducia; elemento che dovrebbe esserci sia da parte dell’adulto che del giovane: un ragazzo non si fiderà mai del proprio padre o della propria madre qualora avesse la sensazione di non ispirare loro la fiducia dovuta. E proprio in questo spesso sbagliano gli adulti, ovvero nell’imporre divieti ai propri figli senza nemmeno dar loro la possibilità di meritarsi questa fiducia. E’ ovvio che in questo modo i ragazzi si sentano oppressi e non abbastanza maturi da meritarsi l’appoggio dei propri genitori, cercando quindi di evadere e fregarli in ogni modo.

I giovani, invece, pensano che gli adulti non possano capire i loro sentimenti e le sensazioni che provano, senza nea

nche aver mai provato a confidarsi. Scoprirebbero invece che sono persone che ci possono aiutare e capire, anche se comunque dipende dal livello di sensibilità dell’adulto.

Inoltre, anche il rispetto è una componente fondamentale in questa difficile interazione: non bisogna in tutto ciò dimenticarsi che i genitori non sono “allo stesso livello” dei figli. E’ pur sempre però vero che il rispetto deve essere reciproco e non unilaterale; il genitore non può e non deve pretendere senza dare nulla in cambio e qualora un figlio non si sentisse rispettato in quanto persona avrebbe tutto il diritto di non garantire più questo rispetto.

Il rapporto tra genitori e figli, come quello tra giovani e adulti si basa su un sottile equilibrio che non è facilmente raggiungibile senza una collaborazione reciproca. Quando però è raggiunto non può che nascere qualcosa di positivo e duraturo che aiuterà nella vita.

Instaurare un bel rapporto è possibile, basta volerlo. E se poi vi servirà qualche consiglio potrete sempre guardare “una mamma per amica” ogni giorno alle 17.10 su canale 5!

Kokko

...discutine sul forum...

martedì, 20 maggio 2008
author: asteriscotorno @ 14:27
category: politica, opinioni, attualità
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Ah, la prima volta! Non vedo l’ora che arrivi! Già me la immagino: tutto accadrà in un luogo pubblico, magari una scuola, in un assolato pomeriggio di primavera. Andrò da solo, la mia compagna sarà già là ad aspettarmi. Mi diranno cosa fare, come farlo e poi…poi resteremo soli, solo io e lei, chiusi in uno stanzino, protettore della nostra intimità. E finalmente diventerò un vero uomo.

Eh sì, era da anni che aspettavo di andare a votare, di trovarmi di fronte alla mia scheda su cui tracciare la mia bella croce.

Non che io sia un patito di politica. Anzi, so già che chiunque salirà al potere mi ingannerà, ma almeno voglio scegliere io da chi farmi prendere in giro.

Nonostante le mie critiche e il mio disappunto, le elezioni si terranno il 13 Aprile sicuramente. Sicuramente? Non ne sarei troppo sicuro!

Negli ultimi giorni sono sorti alcuni problemi che hanno fatto pensare ad uno slittamento delle elezioni, ma, fortunatamente, sembrano essere stati risolti quasi del tutto. Quasi, perché bisogna, o bisognerebbe, ancora porre rimedio alla questione “schede elettorali”, accusate di confondere l’elettore e di provocare, così, un aumento di voti nulli.

Ah, queste schede! Proprio non ci voleva! Non fanno altro che complicare quell’azione che è porre una piccola croce in uno e un solo quadrato di modeste dimensioni. Occorrono anni di esperienza e una certa preparazione: spero solo di esserne all’altezza.

Tutto questo per quanto riguarda il  fronte italiano. Il voto degli Italiani all’estero risulta ancora più ricco di problematiche. Molte persone si sono viste recapitare più di una scheda elettorale, con l’obbligo di rispedirla in Italia a proprie spese, attraverso la famosa raccomandata con ricevuta di ritorno. E qual è il problema, i tre euro di spedizione? Ma no, è qualcosa di più fondamentale. Qualcuno, una volta, mi disse che il voto era segreto, ma una raccomandata obbliga a rendere noto il nome del mittente, mettendo in dubbio la reale segretezza del voto.

Sembra che l’inettitudine del caduto e decaduto ex-Governo debba proseguire fino alla sua effettiva fine. Evidentemente i danni già fatti non bastavano.

Quante complicazioni per un semplice voto. Eppure non mi pare che gli altri Paesi abbiano tutti questi problemi. Per esempio, negli Stati Uniti ci sono Repubblicani e Democratici, o l’uno o l’altro, non ci si può sbagliare. Altre nazioni, invece, hanno adottato un sistema molto più efficace. Provate a pensare a Cuba o alla Cina: per evitare la nascita di dubbi nei cittadini, hanno istituito un partito unico, così che nessuno debba più preoccuparsi di dover sceglier e di poter sbagliare. Ah, che grandi menti che ci sono all’estero!

E di fronte a questi grandi modelli, l’Italia cosa fa? Li ignora e continua a proporre una trentina di partiti diversi, che cambiano addirittura tra Camera e Senato, tanto per rendere meno difficoltosa la scelta. Per fortuna o purtroppo.

In un caos elettorale del genere, perché non sguainare l’arma del televoto? Basta scegliere in base alle idee, alle promesse demagogiche che in fondo sono uguali per tutti gli schieramenti. Si potrebbero presentare i politici nel loro habitat ideale, la televisione, dove sarebbero liberi di mostrare tutta la loro bravura nelle varie arti: basti pensare ai sempre più frequenti deputati-canterini, che, invitati in trasmissioni radiofoniche, sfoderano la loro grande vena canora. Ma il talento dei parlamentari non si ferma al canto: l’Italia vanta grandissimi “pianisti”, quelli che in Parlamento votano anche per i compagni assenti, o ballerini, in grado si saltare più volte con molta grazia da Destra a Sinistra, riuscendo a far parte di ogni Governo.

Le capacità artistiche dei politici, però, si esprimono al massimo nella recitazione. Bisogna ammettere che riescono a convincere intere folle della correttezza dei loro ideali e della propria onestà solo con semplici promesse. Che artisti, che attori!

Eh sì, si potrebbe scegliere in base a queste loro qualità. Una specie di “Amici” per politici, che guarderei volentieri proprio per la presenza di persone veramente talentuose. Anche così, però, si farebbe fatica a decidere chi sia il migliore in tutte queste arti. D'altronde sono politici: sono i migliori, altrimenti non sarebbero dove sono!

Quindi, sarà necessario ridursi a votare il partito che promette un futuro migliore, benessere economico, una soluzione per gli immigrati, per Malpensa e per tutti i problemi d’Italia. Ma si possono votare tutti??

 

Ego’s

 

Articolo scritto PRIMA delle elezioni

lunedì, 24 marzo 2008
author: asteriscotorno @ 19:25
category: attualità
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C’è una sola persona in grado di ritagliarsi un rilevante spazio nel palinsesto di Canale 5: Maria De Filippi. Il suo impegno quotidiano inizia alle ore 15:00 con “Uomini & Donne” un programma dove troviamo una moltitudine di corteggiatori e corteggiatrici che rivolgono attenzioni verso il tronista di turno.

Immaginatevi la scena: con la sigla compare da dietro le scale una mandria di ragazze che, o follemente innamorate del classico belloccio palestrato, o alla ricerca di quei quindici minuti di notorietà che permettano alla madre di vantarsi con le amiche declamando: “Mia figlia c’era! Era in tv, lei era da Maria!!”, scendono lungo la meravigliosa scalinata che le porterà verso l’oggetto del loro desiderio. Ha così inizio il periodo del corteggiamento, caratterizzato da romantiche “esterne” e  da dibattiti costruttivi fino ad  arrivare al giorno della scelta in cui il tronista sceglie la corteggiatrice, la quale potrà rispondere o con un sì, cioè “Ti ho sempre amato!”, o da un no, ovvero “Caro sono qua solo per le telecamere”.

Ma la nostra Maria non si ferma qui!!! Infatti, dal Lunedì al Venerdì, dalle 16:00 alle 17:00 e il Sabato dalle 14:00 alle 16:00 è la volta di “Amici”.

Una classe composta da venti alunni, cantanti, attori o ballerini, viene divisa in due squadre che si sfidano per ottenere l’immunità da un’eventuale uscita. A giudicare le loro esibizioni troviamo una schiera di professori, che si trovano sempre più spesso a discutere dei veri talenti della scuola. Indimenticabile la professoressa di danza classica Alessandra Celentano, che non rinuncia mai a esprimere i suoi giudizi, prevalentemente negativi, verso chiunque non rientri nei suoi canoni estetici di ballerino. E non è tutto! Da Febbraio, Amici occupa anche uno spazio serale, la fine del percorso affrontato dai ragazzi in questi mesi, che vede la partecipazione di un altro personaggio “molto” rilevante: Platinette.

Ora la scelta spetta a voi! Maria De Filippi è IN or TRASH?

 

Claudio Barnaba

sabato, 08 marzo 2008
author: asteriscotorno @ 17:49
category: opinioni, attualità
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Tirchi. Per non dire di peggio. La classe politica italiana si è rivelata ben peggiore del famigerato Ebenezer Scrooge. In che modo? Be’, si sa che a Natale sono tutti, o quasi tutti, più buoni. E questo detto, a quanto pare, vale anche per alcuni parlamentari, come il Verde R. Poletti e il Forzista M. Bernardo, che prima delle feste si sono fatti promotori di una colletta per gli orfani e le vedove degli operai tragicamente morti nel rogo della Thyssenkrupp.

Fin qui si potrebbe pensare che anche i politici abbiano un cuore. Purtroppo l’illusione dura poco.

Infatti, alla chiusura della colletta, poco prima delle ferie natalizie, si è scoperto che la somma raccolta raggiungeva a malapena i 1300 euro. In pratica, una media di due euro a deputato, e forse meno, dato che erano stati invitati a contribuire alla colletta anche le alte cariche del Quirinale (i collaboratori del Presidente della Repubblica). Fortunatamente, la cifra è aumentata nel corso del periodo di vacanze, arrivano a toccare i 12.500 euro all’Epifania, solo dopo le sottoscrizioni dei gruppi parlamentari.

Ancora oggi, però, delle donazioni dei singoli onorevoli non c’è traccia. Alcuni si difendono affermando di non essere stati avvertiti o addossando l’obbligo di risarcimento all’acciaieria Thyssenkrupp, vera provocatrice del danno. Questo è vero, ma non può essere un motivo per astenersi dalla generosità.

La cifra raccolta è solo un buon inizio. Infatti, risulta minima a confronto dei 30.000 euro raccolti ogni anno dal “Gruppo di Solidarietà”, l’associazione gestita dai dipendenti di Montecitorio, che guadagnano meno della metà dei deputati e godono di minori privilegi.

Ed ecco che quando bisogna mettere la mano al portafogli  i nostri amati politici offrono un altro meraviglioso esempio a noi giovani. D’altronde, se i migliori rappresentanti del popolo d’Italia si comportano in questo modo, chi siamo noi per non imitarli? Tranquilli ragazzi, è solo ironia.

Anche dai sondaggi effettuati tra gli studenti della scuola è apparso che, seppur la maggior parte non segua la politica, quasi nessuno è soddisfatto della situazione politica. Certo, oramai un governo è caduto, presto ne nascerà un altro, ma questo non risolverà comunque alcun problema.

E’ vero che oggi ogni sondaggio rivela il netto vantaggio dei partiti di Destra su quelli di Sinistra, ma l’opinione pubblica è molto variabile: mi sembra di aver capito che la maggior parte degli elettori, subito dopo il voto, diventi già insoddisfatta della scelta e inizi a criticare il neonato governo. Colpa della volubilità popolare? Be’, forse, ma non si può certo negare il grande ruolo negativo che giocano gli stessi neoeletti, i quali, come in un gioco infantile, appena vengono spenti i furori della campagna elettorale, corrono a occupare le loro poltrone  e a cercare in tutti i modi di tenere ben saldo il proprio posto. Così loro sono contenti e noi…noi restiamo comunque insoddisfatti perché le promesse dei neogovernanti non appena i loro deretani si poggiano sui soffici cuscini di velluto rosso del Parlamento. E’ ormai diventata un abitudine sentirsi traditi dopo ogni chiamata alle urne. Una consuetudine comunque ingiusta.

Gli Italiani sono sempre più costretti a scegliere tra il peggio e il leggermente meno peggio: a voi decidere a quale schieramento pensare.

Ebbene, che fare di fronte alla progressiva perdita di fiducia nella classe politica da parte dei giovani che traspare dai sondaggi? Non lo so, sono nella vostra stessa situazione. E’ solo un articolo, non una guida tascabile per cambiare una situazione che il nostro Paese si trascina dietro da decenni.

Forse un ringiovanimento in Parlamento gioverebbe: viviamo nell’Epoca informatica e molti canuti governanti ignorano cosa sia un computer o ne parlano come di una “misteriosa scatola magica”. Forse una classe politica coerente con i propri ideali, onesta, incorruttibile, attenta ai problemi dell’Italia sarebbe un gran passo avanti. Forse sono solo un illuso? Sì, forse sì. Ma amo pensare che la nuova generazione di cui facciamo parte riuscirà, in un futuro non troppo lontano, a spodestare i “parrucconi” e i raccomandati che infestano le sedi del potere e a regalare a tutti un’Italia e un’esistenza migliore. O almeno meno scadente di quella di oggi.

 

Ego's

venerdì, 07 marzo 2008
author: asteriscotorno @ 14:59
category: opinioni, attualità
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Emo è una cosa che si sente dentro.

Un ragazzo non si può definire Emo solo per quello che indossa o per i comportamenti che assume. In fondo ognuno è quello che crede di essere! Non capisco perchè molti lo considerino solo come una moda (e non mi riferisco ai vestiti).

Definirlo una moda è un insulto.

Gli Emo devono essere rispettati per la profondità del loro pensiero, per il modo di vestire e di rapportarsi, anche se sono diversi.

A scuola e per strada osservo ragazzi e ragazze che non fanno altro che  manifestare la loro diversità interiore attraverso l'abbigliamento e l’atteggiamento.

Non si possono trovare dei canoni semplici per la definizione di questo “modo di essere”:essere Emo non significa necessariamente indossare abiti neri, teschi o portare frangia asimmetrica, in quanto ogni singolo ragazzo esprime la propria sfumatura.

Il ciuffo, che nasconde quelle lacrime di rabbia e non di debolezza, non classifica  l’Emo.

Disprezzarli perché soffrono equivale a disprezzare se stessi: tutti almeno una volta nella vita abbiamo sofferto.

Emo è sentimento, è solitudine. L'Emo può essere visto come una lacrima che ti porta al passato ma che può portarti anche ad un futuro migliore.

Emo è un'emozione per ogni attenzione d'affetto che ricevi, è amore per quello a cui tieni veramente.

Emo è il riconoscimento di una diversità, della voglia di non conformarsi pur riconoscendosi in un movimento, una tappa fondamentale per ragazzi che sono alla ricerca di una propria identità.

La gente non può semplicemente essere ciò che vuole?

Gli Emo(etichetta odiosa), se fanno male a qualcuno, lo fanno solo a se stessi, per il profondo malessere che provano nei confronti della realtà.

Secondo me nei ragazzi Emo c'è un vero vissuto, piuttosto che nei ragazzi che perdono tempo in mode inutili. Come se l'aspetto bastasse a riflettere ciò che si è.

La diversità non dovrebbe portare a sminuire le persone, purtroppo non è sempre così, diventa un pretesto per escludere. Invece dovrebbe essere un valore tutelato e rispettato. Non capisco perchè si faccia dell’Emo una questione di stato. Continuare a sentirne parlare male secca.

Invito tutti a riflettere sui pregiudizi, le incomprensioni e la superficialità della gente nei confronti degli Emo, non limitiamoci a puntare il dito contro e usare la bocca solo per giudicare.

Mi scoccia quando le cose "private" diventano una moda e si perde di vista il proprio io.

Non concepisco le rivalità e l'ipocrisia delle persone che non sono in grado di ammettere che ci siano altri che hanno il coraggio di mostrarsi per quello che sono e mettono al primo posto i propri sentimenti. Mi piacerebbe conoscere più Emo, avrei molto da imparare.

Tutto questo è Emo, ed è racchiuso in una parte del corpo, quella che non si stanca mai di dare anche se è a terra.

Emo è il cuore, è la vita vissuta sulla soglia tra sofferenza e l'inizio della felicità.

Emo deve essere una scelta, non una conseguenza di qualcosa.

In conclusione, un Emo è tale perchè sente di esserlo.

Fosca Passamonti

 

(images from deviantart.com)

credits