sabato, 14 marzo 2009
author: asteriscotorno @ 19:41
category: musica, spettacolo, intervista
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Come nasce un compositore per film? Quali sono state le tappe fondamentali che le hanno permesso di venire selezionato da registi famosi per i propri  lavori?


 

Penso che non si nasca propriamente compositori di musica da film. Né penso vi siano scuole che lo possano insegnare. Prima di tutto bisogna avere l'attitudine a comporre, cioè a scrivere e per farlo bisogna conoscere la musica come linguaggio, poiché altrimenti sarebbe come voler scrivere un romanzo senza conoscere l'italiano. Per questo andiamo a scuola, per apprendere gli elementi di base per comunicare e per poterci esprimere sapendo di essere compresi. C'è chi lo farà meglio e chi lo farà peggio, chi con sentimento e chi freddamente e soprattutto c'è chi diventerà un appassionato lettore e chi sarà colto invece da un'irrefrenabile pulsione a raccontare o a raccontarsi.

Questo è il primo elemento necessario: l'irrefrenabile pulsione a scrivere, a raccontare con un linguaggio particolare che è quello dei suoni, la cui semantica estende il proprio campo anche all'inconscio.

Il secondo elemento è sicuramente avere una sensibilità musicale naturalmente “visiva”, evocativa. In fondo il meccanismo alla base del cinema è proprio la proiezione onirica, con tutte le sue implicazioni psicologiche. Alcuni compositori ricercano la perfezione estetica nel formalismo del linguaggio musicale, altri la ricercano nella perfezione dell'indagine “introspettiva”, simbolica e analogica, sicuramente più compatibile ed anzi necessaria alla sintesi audiovisiva.

Il momento di partenza è la voglia di scrivere, abbiamo detto, e per scrivere intendo anche registrare, produrre le proprie idee. Insomma: sperimentare, confrontarsi con dei progetti piccoli come un cortometraggio con gli amici, o con la rappresentazione teatrale della scuola. La particolarità di questo tipo di musica è di essere musica applicata, non assoluta. E' il punto di partenza ad essere diverso. Bisogna dominare la musica anziché subirla, plasmarla e usarla per gli scopi emotivi e narrativi che ci si prefigge, indurre l'ispirazione a partire da una base visiva ed emotiva, concreta o mentale. La musica in generale non piove dal cielo, in questo caso ancora di meno!

Se la sperimentazione consente di affinare il linguaggio e di formarsi uno stile, la tappa successiva è assolutamente fuori dal nostro controllo: essere apprezzati.

La mia musica è sempre stata piuttosto “evocativa” e per questo è stata apprezzata proprio da alcuni registi facendo ascoltare loro un semplice cd (la mia famiglia è sempre stata estranea all'ambiente della musica, del cinema o della pubblicità).

E ho sempre cercato di dare tutto me stesso a prescindere dalla grandezza del progetto perchè ogni richiesta è ugualmente importante e se la si accetta bisogna prima di tutto non tradire se stessi e offrire quanto di meglio abbiamo da dare. Così sono arrivati impegni per documentari e corti via via sempre più importanti per arrivare poi al cinema con Luca Lucini, prima con un corto, poi col finale del film “L'uomo perfetto” e poi con la  colonna di “Solo un padre”. Insomma, come in ogni cosa, la professionalità si costruisce negli anni, con pazienza, fatica e parecchie notti insonni.

In molti hanno avuto occasione di ascoltare la sua musica grazie alle numerose composizioni per spot televisivi (Philadelphia, Kinder, Zerinol, Farmindustria, Amplifon, ...), senza però essere a conoscenza di lei come autore. Il percorso musicale che ha intrapreso non è di certo “all’insegna della popolarità”. Premettendo i teoremi "musica che vende non è sempre (in realtà di rado) buona musica" e "buona musica è spesso quella lontana dalle  orecchie del grande pubblico ", come vive la non popolarità e la difficoltà di riscuotere i dovuti meriti da parte del pubblico?

 

Andare al cinema in mezzo alle persone che non conosci ma che hanno pagato per assistere allo spettacolo che hai contribuito a costruire e vederle ridere, piangere e uscire con qualche bel momento da ricordare è il punto di arrivo sia per un regista che per un compositore. Parlavo con Lucini proprio di questo e l'emozione di vedere il tuo film fra il pubblico è il momento che tira le fila di tutto il lavoro. E' tutto lì. Del resto il ruolo del regista è completamente opposto a quello dell'attore: non cerca la popolarità perchè non ne ha bisogno. Il regista dirige, mette in scena e sta dietro la macchina da presa perchè è lì, nella costruzione, che trae il proprio piacere e la propria soddisfazione. L'attore invece ha bisogno del pubblico di fronte a sé, si nutre di esso, il suo successo corrisponde alla popolarità immediata. Nella musica è lo stesso. Si fa musica per il piacere di farla, di scriverla e di produrla, per il far vivere la scena e i personaggi del film e contribuire a dare loro una profondità e uno spessore psicologico, non  certo per mostrarsi ed esibirsi di fronte al pubblico (un lavoro specifico, destinato al “performer”). Ai compositori in generale non interessa e sinceramente neanche a me. Alcuni, anzi, vivono l'esibizione come un momento stressante e insoddisfacente!

E' anche vero che oggi viviamo in una società che sembra aver collocato in cima alla scala dei valori la visibilità ad ogni costo pensando erroneamente che il successo non corrisponda la qualità, ma alla mera esposizione. Per molte persone per fortuna non è così e sono quelle che portano avanti con fatica, successo e determinazione il proprio lavoro  in una sorta di “oscurità”(e scrivere musica è un lavoro, anche abbastanza faticoso). Questo è ancora più vero nell'ambito delle colonne sonore in cui in il collegamento col pubblico è come dicevamo mediato e quindi l'attività è strutturalmente dietro le quinte. Negli ultimi anni proprio in questa sorta di “anonimato” veri e propri geni come Franco Piersanti, Ennio Morricone, Paolo Buonvino, Andrea Guerra hanno potuto scrivere delle pagine di musica memorabili, pagine da cui il pop ha puntalmente attinto.

Compositore anche per "L'uomo perfetto" (film del 2005 con Riccardo  Scamarcio), l'abbiamo recentemente scoperta per aver curato l'intera colonna  sonora del nuovo film di Luca Lucini "Solo un padre". Cosa le ha dato questa  esperienza? 

Prima di tutto una buona dose di stress, mesi di lavoro, tantissime notti insonni condivise soprattutto con il mio amico e co-orchestratore Enrico Goldoni. Ma poi una soddisfazione che non ha prezzo. Prima di tutto perchè non sempre si ha la fortuna di lavorare con un regista talentuoso come Lucini, poi perchè non era un film affatto facile. E il vederlo riuscito e apprezzato è doppiamente gratificante. Questo progetto mi ha dato l'opportunità di avere un organico come la Czech National Symphony (una delle orchestre migliori al mondo) a disposizione e di poter sperimentare l'utilizzo di un suono eterogeneo nella natura ma armonico nel suo complesso. Di poter sperimentare un approccio compositivo e produttivo alla colonna di tipo più “americano” e di veder vivere i personaggi, alla fine di tutto, di un'esistenza propria, quasi reale nell'irrealtà, compiuta, seppur nella finzione. Infine di potermi esprimere con un linguaggio musicale intimo,  nelle mie corde, molto personale.

Grazie a questo film ha avuto la possibilità di collaborare con diversi personaggi dello spettacolo... un breve commento su ognuno di loro:

 

Luca Lucini (regista di Tre metri sopra al cielo, L'uomo Perfetto, Amore, bugie e calcetto, ...):  E' un regista che ha ben chiaro in testa fin dall'inizio tutto il film. E che conduce il gioco con una serenità e una fiducia nei professionisti tali da far credere loro di avere totale autonomia e controllo della situazione, quando la strada percorsa è sempre - senza accorgersene - quella  da lui indicata. Ed è sempre la migliore.


Luca Argentero: Umile, intelligente e molto, molto dotato nella recitazione. Studia e ama il cinema visceralmente.
Diane Fleri: Curiosa ed entusiasta ai massimi livelli. La sua gioia contagia e coinvolge tutti.

 

Giorgia: Una ragazza molto sensibile, con un bel talento musicale e arrangiativo, oltre che – ovviamente - canoro. E' spontanea e sincera e mette a proprio agio tutte le persone che le stanno intorno con una facilità e un coinvolgimento disarmanti.


Quale effetto le ha fatto rivedere il film concluso al cinema?

 

La prima volta mi ha lasciato una sorta di nostalgia perchè i personaggi, i figli che nel mio piccolo avevo contribuito a far crescere e a caratterizzarsi dopo mesi erano ormai partiti, vivevano una vita loro fuori dal mio controllo. Ma ha lasciato anche una gioia immensa e l'orgoglio di vedere il risultato di un film ben fatto, di un progetto in cui tutti hanno dato tutto. E poi, naturalmente... l'attesa del giudizio del pubblico...In fondo il cinema oggi è un po' quello che era l'operetta del passato. Il pubblico in sala fischiava o applaudiva, urlava piangeva e rideva regalando a chi la metteva in scena plausi e gioie o, ahiloro, dolori...

La critica è stata piuttosto benevola con questa pellicola, ma ancora di più sulle sue musiche: in molte recensioni viene menzionato il suo nome  accompagnato da elogi (meritati)! A proposito del rapporto tra scene e musica,  lei cosa aveva intenzione di trasmettere e secondo lei cos'è arrivato maggiormente agli spettatori?

 

Fin dalla prima lettura della sceneggiatura era evidente che la difficoltà maggiore sarebbe stata il far coesistere i due registri – commedia e dramma - in modo fluido e credibile, il mettere a fuoco il protagonista senza perdere il suo filo emotivo anche nelle parti più comiche. Mi sembra che la coerenza sia stata raggiunta, grazie anche ad un' impostazione nel registro commedia un po' surreale, felliniana. Così l'iperbole della quotidianeità del protagonista ne rivela ancor più l'umanità anche nell'imprevedibilità della vita di ogni giorno, come la nostra capace di alternare momenti tremendi ad altri grotteschi e disarmanti. Il fatto che le persone vedendo il film ridano e si commuovano significa che il filo fondamentale del percorso umano del personaggio principale non solo non si è perso, ma ne è uscito rafforzato. E questo non era automatico: è stato necessario un grosso sforzo da parte di tutti (Lucini ha aspettato per anni l'attore giusto per questo film e Argentero e la Fleri hanno dato gran prova di sé anche nel reggere un film basato sui primissimi piani). L'altro elemento che doveva trasparire era la profonda intimità della messa in scena. E' un film dove il protagonista fino alla fine non parla del suo stato d'animo. E quello stato d'animo e quella intimità dovevano essere evidenziati proprio dal “non detto”, dall'espressività nella recitazione, dalla regìa e dalla musica. Per questo a livello orchestrale ho scelto un organico “mozartiano”, con una quarantina di elementi, per avere un suono non troppo spesso, ma più intimo e però all'occorrenza “potente”. Insomma un film giocato sui primi piani sia a livello visivo che a livello musicale per cui ho utilizzato molti strumenti soli: synth, piano, chitarra classica, violoncello e – nell'ambito della stessa orchestra -  legni soli e violino solista in diversi punti chiave.

Dal tema del film è nata anche una collaborazione con Giorgia sfociata nel  brano "Per fare a meno di te" e scelto come primo singolo del nuovo Best of  "SPIRITO LIBERO viaggi di voce 1992-2008". Come è nata questa collaborazione?

 

Il tema principale del film (Tutti i luoghi del mondo/Io e Sofia) era nato addirittura già sulla sceneggiatura per essere completato poi sulle prime immagini del girato. Ai produttori piacque  molto e pensarono di poterne trarre anche una canzone: la scelta cadde su Giorgia a cui inviarono la musica e che accettò con entusiasmo di fare la canzone. Scrisse quindi il testo e iniziò ad arrangiare, riscrivendo la metrica della strofa, aggiungendo un bridge e ordinando il tema in una struttura un po' più da “canzone”. Poi ci confrontammo su tutti gli aspetti  arrangiativi, dagli archi (che ho registrato a Praga insieme alle musiche del film) alle chitarre, al basso in una bella atmosfera di creatività e serenità fino al missaggio finale!


Riguardo a Giorgia ha detto "In Giorgia forse è questo che più mi ha  colpito: la severità dell'autocritica e la motivazione forte, tipiche della  persona che chiede sempre di più da se stessa e che non si adagia sul risultato  già conseguito. E' questa la gratificazione maggiore quando condividi un  progetto in cui sei totalmente a nudo: vedere che c'è una grande artista che  come te sta vivendo il progetto come se fosse il primo e come se fosse  l'ultimo, là dove anni di successi in alcuni artisti tendono ad "automatizzare"  e a raffreddare l'approccio." Dalle sue parole si denota stima nei confronti  della cantante romana. Pensa di poter collaborare ancora con lei? E con altri  cantanti italiani?

 

Sì la stimo molto, soprattutto per la voglia di non percorrere strade già battute o tipicamente e mediamente italiane, a partire dal suono generale. Sarebbe indubbiamente interessante collaborare con lei o con altri cantanti su qualche nuovo progetto, anche se penso che – in linea generale - se verranno altre collaborazioni saranno comunque derivate dalla musica per immagini, com'è stato finora.



Quali sono i suoi progetti futuri?

Riposarmi un po' suonando gli amati Bach, Chopin, Mozart, Bramhs, Rachmaninoff. Poi ascoltare i miei compositori di colonne sonore preferiti come Thomas Newman, John Williams, Alexandre Desplat, Jon Brion, Franco Piersanti e godere delle loro note e andare tanto al cinema, senza il quale non vivrei...

Scherzi a parte lavorativamente si vedrà, ma non sarà molto diverso dal solito...



Per concludere vorremmo chiederle un consiglio per tutti i giovani che  vogliono cominciare a percorrere la via della musica...

 

Abbandonare in partenza l'idea di avere successo con la propria musica. Questo rende liberi di vivere la musica come un arricchimento e prima o poi le proprie idee, se sinceramente personali, saranno sicuramente apprezzate.

Non pensare che visibilità sia sinonimo di qualità. E' sinonimo di temporaneità.

Per le persone che studiano musica classica ascoltare molto pop.

Per le persone che conoscono solo il pop, ascoltare molta musica classica perchè è la base del pop e del nostro gusto estetico, frutto di secoli di trasformazione del linguaggio. Senza contare che un'orchestra o un coro possono essere 100 volte più rock di una chitarra elettrica.

Non credere a chi afferma che la musica arriva in testa già formata come per benedizione. Non è così. Non lo era neanche per Beethoven. Creare e' un lavoro che richiede a tutti ore di pazienza, dedizione e continui aggiustamenti, la maggior parte delle volte sullo strumento. Ed è un'attività alla portata di tutte le persone che non rinnegano la propria sensibilità.

 

Andrea Fiorentini

 

link consigliati:

www.myspace.com/fabriziocampanelli

www.giorgialive.net/flashalo/feelflash/portal/index.php

sabato, 29 novembre 2008
author: asteriscotorno @ 14:14
category: musica, intervista
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I Sinfony sono una giovane band locale. I componenti del gruppo sono 4: Fra (voce e chitarra), Erica (voce e tastiera), Luca (batteria) e Vitaly (basso). I primi tre suonano insieme da circa un anno e quest'estate a loro si è aggiunto il bassista. Non fanno un genere molto definito: c'è chi ritiene che siano pop, chi rock (e pure emo?), loro si definiscono semplicemente... "Sinfony"

Quest’estate abbiamo avuto occasione di conoscere i SINFONY attraverso alcune manifestazioni… ma, torniamo agli inizi, come nasce la band?
Erica: Siamo in quattro da giugno 2008 ma già dal 2007 avevamo iniziato a comporre pezzi nostri in tre(Erica, Francesco e Luca ndr).

Il primo nome della vostra band è stato HALL 3, Ingresso tre. Perché questo nome? Per quale motivo l’avete cambiato in così poco tempo?
Erika: Hall 3 voleva dire “ Stanza” perché noi proviamo in una stanzina e “3” era il risultato di un calcolo, che neppure mi ricordo, di nostre varie date importanti. Poi l’abbiamo cambiato perché non ci piaceva! (ma non erano importanti??? ndr)

E perché poi avete scelto “Sinfony”?
Fra: perché è un nome molto…
Erica: …rimane in testa, è semplice…ci piaceva!
Fra: (scherzando e facendo il “visino triste” ndr) non mi lascia parlare, non vale!

E il vostro simbolo cosa significa?
Fra: il nostro simbolo è l’unione di una “S” e di una “I”, quindi è “Sinfony”! (questa sì che è una “bella” domanda! )

A quali gruppi vi ispirate?
Fra: il nostro genere è unico! (che modesto! ndr)
Erica: musicalmente a nessuno. Sinceramente, tutto sommato, le nostre canzoni non ci ricordano quelle di nessun altro gruppo.

Negli ultimi tempi abbiamo visto nascere moltissimi gruppi che fanno un genere simile al vostro. Cosa pensate di poter dare di diverso rispetto a quelle band che sembrano fatte con lo stampino?
Fra: secondo me, non ci sono tante band con un genere simile al nostro!
Erica: solo il fatto che usiamo la tastiera, ultimamente nessuna band ha la tastiera e invece noi ce l’abbiamo…
Vitali: e anche il batterista figo!( scherzando, scoppia una risata! ndr)
Erica: va be’, non centra niente!
Vitali: no centra pure… non tutti hanno il batterista figo!
Luca: lui (riferendosi a Vitali) ascolta musica Punk-Rock, mentre loro (Erica e Fra ndr) fanno musica più melodica e si mescola tutto dentro! (per fortuna interviene lui a salvare la situzione!)
Fra: e tu? (ma non siamo noi gli intervistatori?)
Luca: e va be’, la batteria non è che c’entri…
Fra: diciamo che i pezzi non li scrive Luca!
Erica: … sì insomma siamo l’unione di tanti generi!

Quest’estate avete partecipato ad “Aspettando Rock Park”, concorso organizzato dal comune di Robecchetto C.I. che ha visto la partecipazione di moltissimi gruppi locali. Come avete vissuto questa esperienza?Erica: terribile!
Fra: stressante!
Erica: semplicemente terribile…
Vitaly: da schifo ( scherzando ndr)
Erica: no be’, è stata una esperienza molto bella…
Fra: abbiamo detto stressante!
Erica: no, è stato stressantissimo prima, poi una volta che è passata siamo stati felicissimi. Tutto sommato è andata bene considerando che era il primo live.
Fra: be’ essendo il primo live è andata benissimo…
Erica: va be’ prima eravamo stressatissimi (interromprendo Fra ndr)
Fra: ma non mi lascia parlare! (di nuovo?)
Erica: lui andava proprio in crisi e aveva quasi la febbre!
Fra: davvero?
Erica: si ti era venuta la febbre!

Per l’occasione avete presentato per la prima volta un brano inedito “Musika”. Perché avete scelto proprio questo pezzo?
Fra: è il pezzo che ci rappresenta. Non è il primo pezzo che abbiamo composto, ma è il primo che abbiamo portato a termine e abbiamo registrato. È il nostro pezzo, anche il testo rappresenta la nostra storia…

… infatti dateci qualche chiarimento sul testo e in particolare sulla parte in cui parlate di orologi che scorrono all’indietro… cosa significa?
(ridono ndr)
Erica: è complicato…
Fra: il testo di “Musika” sta a rappresentare concettualmente il tempo perso. Secondo noi, abbiamo iniziato troppo tardi con la musica: a mettere insieme la band e tutto il resto. E gli “orologi che scorrono indietro” l’ha scritto Erica, quindi chiedetelo a lei!
Erica: è una bella metafora. Mi piaceva come idea per parlare del tempo sprecato. Qualcosa tipo “vai all’indietro fino a un certo punto che magari non arriva mai”

Come nasce un pezzo dei “Sinfony”? E’ un lavoro che parte da uno di voi o collaborate sin dalle prime note?
Fra: dipende da canzone a canzone.
Erica: ultimamente insieme. Prima partivamo o dal piano o dalla chitarra!

E' impressionante il numero di fan che avete ottenuto in così poco tempo: Qual è il segreto del vostro "successo"?
Fra: sarebbe bello saperlo!
Erica: Bisogna chiederlo alle fan ( ridendo ndr) … dobbiamo ancora capirlo noi!
Vitaly: ho già detto che è per il batterista che è figo!
Erica: è tutto merito di Luca…
Fra: vai Luca!!! (parte l’applauso di tutti ndr)

…hanno anche creato un forum… (http://sinfony.forumcommunity.net/)

Fra: per il forum siamo molto contenti sia io che loro: è una realizzazione!
Erica: ce l’hanno aperto di loro (delle “fan” ndr) volontà!E a noi va benissimo. È bello scrivere le cose che si fanno…

Una domanda a testa… Erica… Come ci si sente ad essere l’unica ragazza in un gruppo di giovani ormoni maschili?
(ndr scoppia una risata generale)
Erica: No, sinceramente io personalmente sono totalemente a mio agio perché comunque chiamarli… com’è che li hai chiamati?!...
Luca: …giovani ormoni maschili
Erica: …mi sembra molto esagerato perché… Guardali!! Poi lui è mio fratello (riferendosi a Luca ndr) , lo conosco da una vita, Fra da sei anni, Vitali da poco, ma va be’

Fra… Quante ore passi a sistemarti i capelli?
Fra: aaah non si può dire.. dipende.. se devo andare a scuola poco perché non ho voglia di alzarmi presto la mattina, se devo prepararmi al massimo un ora e mezza? Sì dai massimo un ora e mezza!

Luca… Siete fratello e sorella in un gruppo, “proprio” come i Tokio Hotel, chi dei due porta i pantaloni?
Erica: cosa vuol dire chi porta i pantaloni?
Fra: chi comanda!!!
Erica: ah, ma Io!
Luca: No no, ma nella band o in famiglia?
Erica: ma no ma nessuno dei due…

Vitali… Le ragazze italiane sono piuttosto focose con i musicisti. Pensi che i “Sinfony” ti aiuteranno a trovare quella giusta?
Vitaly: ma non so, potrebbe anche essere. Non lo so, forse sì!
Tornando alla musica, come pensate di poter raggiungere il successo?
Fra: sicuramente grazie alle fan che comunque ci danno un grande supporto in tutti i sensi e speriamo di scrivere pezzi che piacciano!
Erica: noi scriviamo i pezzi che vogliamo, se poi piacciono…

Vi rincontreremo presto?

Fra: stiamo progettando prossime date ma ancora niente di certo!

 

 

PRESTO IL VIDEO INTEGRALE

VISITATE IL LORO FORUM (sinfony.forumcommunity.net)

 

 

giovedì, 05 giugno 2008
author: asteriscotorno @ 21:46
category: intervista, istituto g torno
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Il mondo dei giovani va verso una sempre più forte degradazione della lingua italiana.  O forse sono gli adulti che sono rimasti troppo attaccati ad un linguaggio antico o, per meglio dire, "matusa". Noi di Asterisco abbiamo voluto misurare il grado di conoscenza di questo "nuovo linguaggio" da parte degli adulti, per giunte professori. Ecco riportato di seguito il risultato della nostra queste.


1-Cosa significa “essere in botta”?

Carmeni: essere in botta? Essere in botta…c’è…pensare di…essere in botta…pensare di azzeccare, avere il momento giusto…

Porta: allora…non ne ho la più pallida idea. Allora, cioè, può esserci un significato positivo e uno negativo. Se è positivo può essere fuori di testa…in senso positivo! Oppure se è in senso negativo…direi quando uno è a terra. Quindi può voler dire qualsiasi cosa a seconda della situazione.

Monaco: eeeeeeh, essere in botta? Poi le soluzioni me le dite?

Capodici: ah, sono le domande che c’erano sul numero scorso! Ma non c’erano le soluzioni…essere in botta…essere arrabbiati, cose così, non lo so.

 

2-Se dico “Mondo Marcio”, cosa le viene in mente?

Carmeni: mondo marcio? È qualcosa che non mi piace…quando penso a un mondo marcio…

Porta: deve essere tipo il titolo di una canzone. Un qualcosa legato alla musica.

Monaco: come si chiama quello...? no, non suggerite! Un film.

Capodici: mondo marcio…la situazione attuale del mondo.

 

3-Che cosa rappresenta l’emo?

Carmeni: l’emo? Non ne ho idea.

Porta: eh, mi viene in mente l’emo, emo che c’entra col sangue. Eh, l’emoglobina…emo…emo…è un prefisso che riguarda il sangue.

Monaco: l'emo?! Che cosa rappresenta l'emo?! Allora... cioè, non capisco la domanda nemmeno. L'emo??? dovrebbe essere l'abbreviativo di emoglobina, ecc ecc... però sti ragazzi... che adesso si dissanguano per apparire pallidi...

Capodici: emo? Cosa rappresenta? Non lo so. Passiamo alla prossima.

 

4-Chi è Matteo Branciamore?

Carmeni: non ne ho idea.

Porta: è uno che sicuramente non conosco, perché è un ambito... Ce ne sono una caterva di nome di persone che non conosco. Nell’ambito della tele… 

Monaco: aspetta, allora questo è uno dei nuovi attori emergenti, giovanissimo,e quindi cosa ha fatto?

Capodici: sarà un attore.

 

5-Cosa significa “tadb”?

Carmeni: “ta” e poi l’altro? “db”? Ti amo tanto…una roba del genere. Ma “d” come Domodossola, vero? non lo so.

Porta: non sono degli acronimi che mi riguardano…eh, tutte quelle cose lì come “ti voglio bene”, “ti voglio un sacco di bene”. Cioè, si può dire anche “ti odio”…cioè, se ci penso potrei anche arrivarci. Avendo le letterine, però…

Monaco: Come?? “Tadb”?? ah, “db”... sono quelle cose tipo “ti voglio tanto bene”, “ti voglio amore mio”, “io ti voglio un oceano di bene”

Capodici: tadb? Non lo so.

 

6-Cosa significa “tranzollo”?

Carmeni: non ne ho idea.

Porta: eh…eh…non lo so…però è interessante…come neologismo…no, non lo so.

Monaco: tranzollo??  Significa Luana Pulzoni XD

Capodici: tranzollo? Stupidotto…

 

7-Cosa significa “ci facciamo una paglia”?

Carmeni: una paglia…penso che sia qualcosa di illegale…una paglia…tipo una canna…una paglia…non so, fumare l’erba…paglia! Ci facciamo… una paglia…

Porta: beh, paglia, erba…io penso a quelle cose lì.

Monaco: Una paglia? È la stessa cosa di un cannone?!?

Capodici: fumiamo una sigaretta.

 

8-Citi almeno tre film di Nicolas Vaporidis?

Carmeni: neanche uno ne so.

Porta: ah, questo non lo so.

Monaco: so chi è l'attore, ma i film non mi vengono in mente. Sono sempre quelli ultimi, di ultima generazione, amati dai giovincelli, dai giovanissimi... sempre quello col cappello che c'ha tutta la sua immagine curata...

Capodici: non lo conosco.

 

9- Cosa significa :P ?

Carmeni: non ne ho idea.

Porta: eh, sono le faccine. Quindi, quella con la bocca storta, quella diciamo un po’ “mmm”…no, non è vero, la lingua fuori.

Monaco: ah, questo è uno smile! La linguaccia.

Capodici: eh, ma sono difficilissimi! Facevamo prima con l’arabo. :P?  Non lo so.

 

10-Cosa significa “fazzollo”?

Carmeni: ma non me l’hai già detto? Ah, no, quello era “tranzollo”. Fazzollo…fazzollo…non ne ho idea

Porta: allora, non lo so, però…dimmelo…fazzollo…non lo so

Monaco: fazzollo, che ne so, potrebbe essere un Cardani... non lo so.

Capodici:pazzo…no?!?

 

11-Canta un pezzo di “Fango”?

Carmeni: di? Non lo conosco.

Porta: fango?!?!? C’è Mango…ah, “Fango” di Jovanotti…Jovanotti lo conosco, ci sono canzoni carine, magari l’ho sentita, ma “Fango” non la so. Può essere che l’ho sentita alla radio, perché la radio la sento spesso quando vado in macchina.

Monaco: di “Fango”? “Fango” non lo so qual è, non mi ricordo qual è... “Fango” qual è? L'ultima ultima??

Capodici: non la so.

 

12-Cosa significa “techno”?

Carmeni: techno è un genere musicale

Porta: allora, techno ha molti significati, ma penso nel vostro ambiente sia un genere musicale.

Monaco: un tipo di musica, la techno?

Capodici: un genere musicale. (almeno questa la so).

 

13-Tre aggettivi per definire “sborone”.

Carmeni: esagerato, esibizionista, un altro….

Porta: mmm…sborone…allora, c’è un comico che fa l’assessore emiliano e che ricorda uno  sborone. I milanesi sono degli sboroni a volte... Uno che si da tante arie, ma poi... Non ho usato aggettivi perché non ho questa capacità di sintetizzare con le parole.

Monaco: per definire uno “sbolone”? ah, sborone. Un Barnaba, Claudio, Lucana    ( XD )

Capodici: tre aggettivi? Tipo quelli che leccano un po’…no?!?

 

14- Chi a vinto “Amici” e, secondo lei, chi avrebbe dovuto vincerlo?

Carmeni: allora…non lo so…so che l’ha vinto un ragazzo, ma come si chiama non lo so, siccome non ho visto neanche una puntata. Ma so, così per sentito dire, che avrebbe meritato una ragazza anziché lui. Però sono informazioni di terza mano. Anche perché quando c’è stata la finale ero in gita, quindi non la potevo vedere.

Porta: allora, mai visto “Amici”, non so neanche cosa sia... perché me lo nominano, ma purtroppo non l'ho mai visto...

Monaco: non lo so, non lo seguo.

Capodici: non lo vedo.

 

15-Cosa significa “a pala”?

Carmeni: a pala?!? A pala…significa andare al massimo, significa a manetta… a pala.

Porta: Allora, letteralmente ve lo posso anche spiegare... si usava una volta “a tavoletta”... può essere la stessa cosa nella nuova versione del gergo. E può essere... a tutta forza, generico...

Monaco:a pala? A palla? A pala? Boh…mi denunciate per offesa alla lingua italiana? Boh, non lo so.

Capodici: che lingua parlate? È arabo…non lo so.

venerdì, 28 marzo 2008
author: asteriscotorno @ 17:00
category: musica, intervista
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Ecco il video dell’intervista a Cristina D’Avena…

venerdì, 14 marzo 2008
author: asteriscotorno @ 15:00
category: musica, intervista
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Castano Primo 28 ottobre 2007 – Chi meglio di Cristina D'avena poteva festeggiare il venticinquesimo anno di carriera con un tour nei centri commerciali di tutta Italia? In occasione del suo concerto presso Il gigante, la cantane si è gentilmente concessa in una breve intervista per Asterisco!    

Un pomeriggio troppo stressante…dopo due ore d’attesa, col direttore del centro commerciale che continuava a dirci “ancora 5 minuti”, siamo finalmente riusciti a parlare prima con la sorella della cantante e poi, attraversando una barriera di parrucchieri, truccatori e bodyguards, direttamente con Cristina.

 

Come le è venuta l’idea di cantare le sigle televisive per i bambini?

 Avevo sedici anni, quando mi è stata proposta la possibilità di cantare le sigle. E’ stata quindi una cosa casuale. Poi, una cosa tira l’altra, e da “Kiss me Licia”, eccomi qua.


Quando è stata la prima volta che è salita su un palco? Che emozioni ha provato?

In realtà, la prima volta che sono salita su un palco, avevo tre anni, ed ho cantato “Il valzer del moscerino” allo Zecchino D’Oro. Da artista, diciamo invece che sono salita sul palco a diciassette anni circa. Le prime trasmissioni erano “Premiatissima”, “La super classifica show”… Ed è sempre emozionante. Anche oggi, salire sul palco mi regala sempre delle belle sensazioni: c’è il rapporto col pubblico…e sei tu, è la tua vita, il tuo lavoro.


Qual è la canzone che preferisce nel suo repertorio?

Me ne piacciono tante. Diciamo che, sicuramente, la canzone a cui sono più legata è “Kiss me Licia”. E’ stato prima un cartone animato, poi un telefilm, ed è la canzone che mi ha fatta conoscere al pubblico, quindi è normale che “la mia Licia” mi è rimasta nel cuore.


Si occupa di altro, oltre che ha cantare le canzoni dei cartoni?

Io faccio tante cose, perché comunque ho condotto spettacoli, canto, faccio la presentatrice, scrivo anche i testi delle mie canzoni, ha fatto radio. Insomma, faccio un po’ di tutto nell’ambito dello spettacolo. E poi, l’arte si esprime in tanti modi, si possono fare veramente tante cose.


Forse molti non si ricordano la sua interpretazione nel telefilm nei  panni di Licia. Com’è stata quest’esperienza?

Bellissima. Bellissima ed emozionante: è ancora dentro di me, anche perché, comunque, io ero molto piccola quando mi hanno messo in testa la parrucca e mi hanno detto “da domani tu fai Licia”, non è stato facilissimo. Però avevo dei colleghi fantastici, degli attori di teatro molto importanti come Salvatore Landolina. “Marrabio” era appunto interpretato da lui, che oltre ad essere un grande doppiatore è anche un eccellente attore. Mi ha quindi insegnato tante cose. Farei volentieri la continuazione di Licia, anche perché molti di voi si chiedono sicuramente che fine abbia fatto negli anni 2000.


Marta Sansottera, Claudio Barnaba, MalefiKa, Francesco Servidio

venerdì, 11 gennaio 2008
author: asteriscotorno @ 18:58
category: intervista
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Abbiamo assistito alle performance dei Line Out nel cortile della scuola, non certo in un contesto punk rock, ma in una delle più importanti manifestazioni musicali (l’unica) del G.Torno: il GRANDE CONCERTO  di fine anno. Sempre e solo conosciuti per nome cerchiamo di conoscerli meglio con qualche domanda.

 

Quando e come è nata la Band?

 

“La band è nata nel settembre del 2005, quando abbiamo conosciuto Dario. Avevamo tutti una grande passione per la musica e poi avevamo la fortuna di abitare vicini. Abbiamo allora deciso di formare questa band che non ha ancora cambiato i propri componenti e da poco tempo ha cominciato a produrre pezzi inediti.”

 

Perché avete scelto il nome LINE OUT?

 

“Il nome è stato scelto a caso” scoppia una risata. “Dovevamo partecipare ad un concorso e nell’iscrizione richiedevano un nome.”

 

Suonate solo cover o anche pezzi vostri?

 

“Abbiamo cominciato suonando cover di diversi gruppi, per poi cominciare a scrivere pezzi nostri. Quest’anno abbiamo smesso di suonare cover e ora suoniamo solo pezzi nostri. Siamo anche prossimi a cominciare a registrare un CD DEMO, che dovrebbe essere pronto per Gennaio.”

 

Chi scrive i pezzi?

 

“I pezzi li scriviamo tutti insieme, durante le prove. Decidiamo insieme sia la parte strumentale, sia i testi.”

 

A quale manifestazioni vi piacerebbe partecipare, una volta famosi?

 

“Ci piacerebbe suonare all’Alcatraz, il locale dove hanno suonato il 21 Novembre i My Chemical Romance”

“No anzi! Vorremo suonare a Woodstock!” 

 

A quali gruppi vi ispirate?

 

“Ci siamo ispirati a gruppi come i Blink 182, i Fall Out Boy, Gli Yellowcard.”

“Possiamo dire che il nostro è un genere Pop/Punk”

Visitate il loro MYSPACE: www.myspace.com/lineoutrock

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