Questo mese parleremo di cucina giapponese, una vera e propria arte, con aspetti molto differenti da qualsiasi altra cucina occidentale. Vedremo, soprattutto, che non si tratta di solo sushi e sashimi, ma di ben altre cose. Quindi preparatevi con bacchette alle mani perché avrete presto l’acquolina in bocca., ma non solo! Nella cucina giapponese anche l’occhio vuole la sua parte. Infatti, conta molto la presentazione della pietanza: i colori e le forme degli ingredienti devono essere in armonia tra loro e con il piatto che li contiene, come se fosse un’opera d’arte. La funzione del cuoco è un po’ simile a quella del direttore di orchestra, ovvero deve “dirigere” i vari ingredienti in modo impeccabile affinché si sentano tutte le sfumature di gusto. Oltre a essere bello e buono, il cibo giapponese è anche economico (ovviamente questo in Giappone): infatti, molti giapponesi, avendo a volte un alloggio e una cucina molto piccola, preferiscono mangiare fuori o con cibi già pronti proprio per questo motivo. Per i nipponici che lavorano o che vanno a scuola, esiste l’”o-bento” piccola scatola adibita a contenere il pranzo, a volte molto decorata, divisa in vari scomparti, che può essere preparata in casa o comprata nei supermercati.
Gli ingredienti fondamentali sono il riso e delle susine sotto conserva, dette”umeboshi”. Queste ultime servono a mantenere il riso fresco e aiutano la digestione. Anche l’o-bento ha una minuziosa cura nella presentazione e, con l’aiuto delle verdure e della carne, si creano dei disegni, ottenendone di molto carini e fantasiosi, tanto che quasi dispiace mangiarli e rovinare la decorazione. E’, inoltre, molto imporatante anche il comportamento delle persone che dovranno consumare le pietanze. Infatti, in Giappone ci sono delle regole ferree da seguire, riguardanti innanzitutto le bacchette, molto più sottili e più piccole di quelle cinesi. Non devono assolutamente essere incrociate e non si deve passare il cibo da una bacchetta all’altra, poiché si ritiene che questi gesti portino sfortuna.
Quando non vengono usate vanno appoggiate sull’apposito sostegno o sulla ciotola più bassa, ma mai infilate nelle pietanze. Infine, per servirsi da una ciotola da portata non bisogna mai usare la parte delle bacchette che viene a contatto con la bocca, ma occorre capovolgerle. Altre usanze: prima di ogni pasto si deve dire Itadakimasu, che equivale al nostro “buon appetito”, mentre per brindare si dice Kanpai, che equivale a ”cin-cin”. Adesso che abbiamo acquisito una visione generale della cucina giapponese, descriviamo ora alcuni piatti come il Ramen, pietanza a base di spaghetti di riso serviti in brodo, con verdure e pezzi di carne.. Per le pietanze a base di carne abbiamo, invece, il Katsudon, cioè una ciotola di riso con sopra uovo e tonkatsu, termine usato per indicare pezzi di cotoletta di maiale o vitello impanata o fritta. E poi il piatto che conoscono tutti, il sushi, ovvero pesce crudo guarnito di riso e alga nori (l’alga nera). Tra gli esempi di dolci, generalmente fatti con la marmellata dei fagioli azuki, detta Anko (vedere trafiletto) troviamo il Sakura-mochi, a base di riso color rosa ciliegia farcito di Anko e avvolto in una foglia di ciliegio ( Sakura significa appunto ciliegio in giapponese).
Con questo abbiamo concluso l’elenco di alcune pietanze che potete trovare in Giappone o anche in ristoranti giapponesi in Italia. Che ne dite, vi è venuta l’acquolina? Se sì, ecco a voi delle ricette che potete fare per portare a casa vostra il gusto nipponico.
MaLeFiKa





