category: musica, spettacolo, intervista
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Come nasce un compositore per film? Quali sono state le tappe fondamentali che le hanno permesso di venire selezionato da registi famosi per i propri lavori?
Penso che non si nasca propriamente compositori di musica da film. Né penso vi siano scuole che lo possano insegnare. Prima di tutto bisogna avere l'attitudine a comporre, cioè a scrivere e per farlo bisogna conoscere la musica come linguaggio, poiché altrimenti sarebbe come voler scrivere un romanzo senza conoscere l'italiano. Per questo andiamo a scuola, per apprendere gli elementi di base per comunicare e per poterci esprimere sapendo di essere compresi. C'è chi lo farà meglio e chi lo farà peggio, chi con sentimento e chi freddamente e soprattutto c'è chi diventerà un appassionato lettore e chi sarà colto invece da un'irrefrenabile pulsione a raccontare o a raccontarsi.
Questo è il primo elemento necessario: l'irrefrenabile pulsione a scrivere, a raccontare con un linguaggio particolare che è quello dei suoni, la cui semantica estende il proprio campo anche all'inconscio.
Il secondo elemento è sicuramente avere una sensibilità musicale naturalmente “visiva”, evocativa. In fondo il meccanismo alla base del cinema è proprio la proiezione onirica, con tutte le sue implicazioni psicologiche. Alcuni compositori ricercano la perfezione estetica nel formalismo del linguaggio musicale, altri la ricercano nella perfezione dell'indagine “introspettiva”, simbolica e analogica, sicuramente più compatibile ed anzi necessaria alla sintesi audiovisiva.
Il momento di partenza è la voglia di scrivere, abbiamo detto, e per scrivere intendo anche registrare, produrre le proprie idee. Insomma: sperimentare, confrontarsi con dei progetti piccoli come un cortometraggio con gli amici, o con la rappresentazione teatrale della scuola. La particolarità di questo tipo di musica è di essere musica applicata, non assoluta. E' il punto di partenza ad essere diverso. Bisogna dominare la musica anziché subirla, plasmarla e usarla per gli scopi emotivi e narrativi che ci si prefigge, indurre l'ispirazione a partire da una base visiva ed emotiva, concreta o mentale. La musica in generale non piove dal cielo, in questo caso ancora di meno!
Se la sperimentazione consente di affinare il linguaggio e di formarsi uno stile, la tappa successiva è assolutamente fuori dal nostro controllo: essere apprezzati.
La mia musica è sempre stata piuttosto “evocativa” e per questo è stata apprezzata proprio da alcuni registi facendo ascoltare loro un semplice cd (la mia famiglia è sempre stata estranea all'ambiente della musica, del cinema o della pubblicità).
E ho sempre cercato di dare tutto me stesso a prescindere dalla grandezza del progetto perchè ogni richiesta è ugualmente importante e se la si accetta bisogna prima di tutto non tradire se stessi e offrire quanto di meglio abbiamo da dare. Così sono arrivati impegni per documentari e corti via via sempre più importanti per arrivare poi al cinema con Luca Lucini, prima con un corto, poi col finale del film “L'uomo perfetto” e poi con la colonna di “Solo un padre”. Insomma, come in ogni cosa, la professionalità si costruisce negli anni, con pazienza, fatica e parecchie notti insonni.
In molti hanno avuto occasione di ascoltare la sua musica grazie alle numerose composizioni per spot televisivi (Philadelphia, Kinder, Zerinol, Farmindustria, Amplifon, ...), senza però essere a conoscenza di lei come autore. Il percorso musicale che ha intrapreso non è di certo “all’insegna della popolarità”. Premettendo i teoremi "musica che vende non è sempre (in realtà di rado) buona musica" e "buona musica è spesso quella lontana dalle orecchie del grande pubblico ", come vive la non popolarità e la difficoltà di riscuotere i dovuti meriti da parte del pubblico?
Andare al cinema in mezzo alle persone che non conosci ma che hanno pagato per assistere allo spettacolo che hai contribuito a costruire e vederle ridere, piangere e uscire con qualche bel momento da ricordare è il punto di arrivo sia per un regista che per un compositore. Parlavo con Lucini proprio di questo e l'emozione di vedere il tuo film fra il pubblico è il momento che tira le fila di tutto il lavoro. E' tutto lì. Del resto il ruolo del regista è completamente opposto a quello dell'attore: non cerca la popolarità perchè non ne ha bisogno. Il regista dirige, mette in scena e sta dietro la macchina da presa perchè è lì, nella costruzione, che trae il proprio piacere e la propria soddisfazione. L'attore invece ha bisogno del pubblico di fronte a sé, si nutre di esso, il suo successo corrisponde alla popolarità immediata. Nella musica è lo stesso. Si fa musica per il piacere di farla, di scriverla e di produrla, per il far vivere la scena e i personaggi del film e contribuire a dare loro una profondità e uno spessore psicologico, non certo per mostrarsi ed esibirsi di fronte al pubblico (un lavoro specifico, destinato al “performer”). Ai compositori in generale non interessa e sinceramente neanche a me. Alcuni, anzi, vivono l'esibizione come un momento stressante e insoddisfacente!
E' anche vero che oggi viviamo in una società che sembra aver collocato in cima alla scala dei valori la visibilità ad ogni costo pensando erroneamente che il successo non corrisponda la qualità, ma alla mera esposizione. Per molte persone per fortuna non è così e sono quelle che portano avanti con fatica, successo e determinazione il proprio lavoro in una sorta di “oscurità”(e scrivere musica è un lavoro, anche abbastanza faticoso). Questo è ancora più vero nell'ambito delle colonne sonore in cui in il collegamento col pubblico è come dicevamo mediato e quindi l'attività è strutturalmente dietro le quinte. Negli ultimi anni proprio in questa sorta di “anonimato” veri e propri geni come Franco Piersanti, Ennio Morricone, Paolo Buonvino, Andrea Guerra hanno potuto scrivere delle pagine di musica memorabili, pagine da cui il pop ha puntalmente attinto.
Compositore anche per "L'uomo perfetto" (film del 2005 con Riccardo Scamarcio), l'abbiamo recentemente scoperta per aver curato l'intera colonna sonora del nuovo film di Luca Lucini "Solo un padre". Cosa le ha dato questa esperienza?
Prima di tutto una buona dose di stress, mesi di lavoro, tantissime notti insonni condivise soprattutto con il mio amico e co-orchestratore Enrico Goldoni. Ma poi una soddisfazione che non ha prezzo. Prima di tutto perchè non sempre si ha la fortuna di lavorare con un regista talentuoso come Lucini, poi perchè non era un film affatto facile. E il vederlo riuscito e apprezzato è doppiamente gratificante. Questo progetto mi ha dato l'opportunità di avere un organico come la Czech National Symphony (una delle orchestre migliori al mondo) a disposizione e di poter sperimentare l'utilizzo di un suono eterogeneo nella natura ma armonico nel suo complesso. Di poter sperimentare un approccio compositivo e produttivo alla colonna di tipo più “americano” e di veder vivere i personaggi, alla fine di tutto, di un'esistenza propria, quasi reale nell'irrealtà, compiuta, seppur nella finzione. Infine di potermi esprimere con un linguaggio musicale intimo, nelle mie corde, molto personale.
Grazie a questo film ha avuto la possibilità di collaborare con diversi personaggi dello spettacolo... un breve commento su ognuno di loro:
Luca Lucini (regista di Tre metri sopra al cielo, L'uomo Perfetto, Amore, bugie e calcetto, ...): E' un regista che ha ben chiaro in testa fin dall'inizio tutto il film. E che conduce il gioco con una serenità e una fiducia nei professionisti tali da far credere loro di avere totale autonomia e controllo della situazione, quando la strada percorsa è sempre - senza accorgersene - quella da lui indicata. Ed è sempre la migliore.
Luca Argentero: Umile, intelligente e molto, molto dotato nella recitazione. Studia e ama il cinema visceralmente.
Diane Fleri: Curiosa ed entusiasta ai massimi livelli. La sua gioia contagia e coinvolge tutti.
Giorgia: Una ragazza molto sensibile, con un bel talento musicale e arrangiativo, oltre che – ovviamente - canoro. E' spontanea e sincera e mette a proprio agio tutte le persone che le stanno intorno con una facilità e un coinvolgimento disarmanti.
Quale effetto le ha fatto rivedere il film concluso al cinema?
La prima volta mi ha lasciato una sorta di nostalgia perchè i personaggi, i figli che nel mio piccolo avevo contribuito a far crescere e a caratterizzarsi dopo mesi erano ormai partiti, vivevano una vita loro fuori dal mio controllo. Ma ha lasciato anche una gioia immensa e l'orgoglio di vedere il risultato di un film ben fatto, di un progetto in cui tutti hanno dato tutto. E poi, naturalmente... l'attesa del giudizio del pubblico...In fondo il cinema oggi è un po' quello che era l'operetta del passato. Il pubblico in sala fischiava o applaudiva, urlava piangeva e rideva regalando a chi la metteva in scena plausi e gioie o, ahiloro, dolori...
La critica è stata piuttosto benevola con questa pellicola, ma ancora di più sulle sue musiche: in molte recensioni viene menzionato il suo nome accompagnato da elogi (meritati)! A proposito del rapporto tra scene e musica, lei cosa aveva intenzione di trasmettere e secondo lei cos'è arrivato maggiormente agli spettatori?
Fin dalla prima lettura della sceneggiatura era evidente che la difficoltà maggiore sarebbe stata il far coesistere i due registri – commedia e dramma - in modo fluido e credibile, il mettere a fuoco il protagonista senza perdere il suo filo emotivo anche nelle parti più comiche. Mi sembra che la coerenza sia stata raggiunta, grazie anche ad un' impostazione nel registro commedia un po' surreale, felliniana. Così l'iperbole della quotidianeità del protagonista ne rivela ancor più l'umanità anche nell'imprevedibilità della vita di ogni giorno, come la nostra capace di alternare momenti tremendi ad altri grotteschi e disarmanti. Il fatto che le persone vedendo il film ridano e si commuovano significa che il filo fondamentale del percorso umano del personaggio principale non solo non si è perso, ma ne è uscito rafforzato. E questo non era automatico: è stato necessario un grosso sforzo da parte di tutti (Lucini ha aspettato per anni l'attore giusto per questo film e Argentero e la Fleri hanno dato gran prova di sé anche nel reggere un film basato sui primissimi piani). L'altro elemento che doveva trasparire era la profonda intimità della messa in scena. E' un film dove il protagonista fino alla fine non parla del suo stato d'animo. E quello stato d'animo e quella intimità dovevano essere evidenziati proprio dal “non detto”, dall'espressività nella recitazione, dalla regìa e dalla musica. Per questo a livello orchestrale ho scelto un organico “mozartiano”, con una quarantina di elementi, per avere un suono non troppo spesso, ma più intimo e però all'occorrenza “potente”. Insomma un film giocato sui primi piani sia a livello visivo che a livello musicale per cui ho utilizzato molti strumenti soli: synth, piano, chitarra classica, violoncello e – nell'ambito della stessa orchestra - legni soli e violino solista in diversi punti chiave.
Dal tema del film è nata anche una collaborazione con Giorgia sfociata nel brano "Per fare a meno di te" e scelto come primo singolo del nuovo Best of "SPIRITO LIBERO viaggi di voce 1992-2008". Come è nata questa collaborazione?
Il tema principale del film (Tutti i luoghi del mondo/Io e Sofia) era nato addirittura già sulla sceneggiatura per essere completato poi sulle prime immagini del girato. Ai produttori piacque molto e pensarono di poterne trarre anche una canzone: la scelta cadde su Giorgia a cui inviarono la musica e che accettò con entusiasmo di fare la canzone. Scrisse quindi il testo e iniziò ad arrangiare, riscrivendo la metrica della strofa, aggiungendo un bridge e ordinando il tema in una struttura un po' più da “canzone”. Poi ci confrontammo su tutti gli aspetti arrangiativi, dagli archi (che ho registrato a Praga insieme alle musiche del film) alle chitarre, al basso in una bella atmosfera di creatività e serenità fino al missaggio finale!
Riguardo a Giorgia ha detto "In Giorgia forse è questo che più mi ha colpito: la severità dell'autocritica e la motivazione forte, tipiche della persona che chiede sempre di più da se stessa e che non si adagia sul risultato già conseguito. E' questa la gratificazione maggiore quando condividi un progetto in cui sei totalmente a nudo: vedere che c'è una grande artista che come te sta vivendo il progetto come se fosse il primo e come se fosse l'ultimo, là dove anni di successi in alcuni artisti tendono ad "automatizzare" e a raffreddare l'approccio." Dalle sue parole si denota stima nei confronti della cantante romana. Pensa di poter collaborare ancora con lei? E con altri cantanti italiani?
Sì la stimo molto, soprattutto per la voglia di non percorrere strade già battute o tipicamente e mediamente italiane, a partire dal suono generale. Sarebbe indubbiamente interessante collaborare con lei o con altri cantanti su qualche nuovo progetto, anche se penso che – in linea generale - se verranno altre collaborazioni saranno comunque derivate dalla musica per immagini, com'è stato finora.
Quali sono i suoi progetti futuri?
Riposarmi un po' suonando gli amati Bach, Chopin, Mozart, Bramhs, Rachmaninoff. Poi ascoltare i miei compositori di colonne sonore preferiti come Thomas Newman, John Williams, Alexandre Desplat, Jon Brion, Franco Piersanti e godere delle loro note e andare tanto al cinema, senza il quale non vivrei...
Scherzi a parte lavorativamente si vedrà, ma non sarà molto diverso dal solito...
Per concludere vorremmo chiederle un consiglio per tutti i giovani che vogliono cominciare a percorrere la via della musica...
Abbandonare in partenza l'idea di avere successo con la propria musica. Questo rende liberi di vivere la musica come un arricchimento e prima o poi le proprie idee, se sinceramente personali, saranno sicuramente apprezzate.
Non pensare che visibilità sia sinonimo di qualità. E' sinonimo di temporaneità.
Per le persone che studiano musica classica ascoltare molto pop.
Per le persone che conoscono solo il pop, ascoltare molta musica classica perchè è la base del pop e del nostro gusto estetico, frutto di secoli di trasformazione del linguaggio. Senza contare che un'orchestra o un coro possono essere 100 volte più rock di una chitarra elettrica.
Non credere a chi afferma che la musica arriva in testa già formata come per benedizione. Non è così. Non lo era neanche per Beethoven. Creare e' un lavoro che richiede a tutti ore di pazienza, dedizione e continui aggiustamenti, la maggior parte delle volte sullo strumento. Ed è un'attività alla portata di tutte le persone che non rinnegano la propria sensibilità.
Andrea Fiorentini
link consigliati:
www.myspace.com/fabriziocampanelli
www.giorgialive.net/flashalo/feelflash/portal/index.php
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